Home PeopleAttualità A cento anni dalla nascita di Gianni Agnelli: riflessioni su un uomo che ha fatto la storia del nostro Paese

A cento anni dalla nascita di Gianni Agnelli: riflessioni su un uomo che ha fatto la storia del nostro Paese

by Redazione

Gianni Agnelli ha occupato per decenni le pagine dei giornali di economia e dei rotocalchi. Nel centenario dalla sua nascita ricordiamo questo personaggio iconico, simbolo del capitalismo italiano

Il 12 marzo 1921 nasceva a Torino un uomo destinato a segnare la storia d’Italia e a  rappresentare un’epoca: oggi si celebra il centenario della nascita di Giovanni Agnelli, per tutti Gianni, per molti “l’Avvocato”, anche se, laureato in legge, non ha mai praticato l’attività forense, ma era l’avvocato più famoso d’Italia.

Emblema del made in Italy e dell’eleganza nazionale, fu indiscusso protagonista dell’economia italiana ed internazionale, uomo colto ed amante dell’arte e dello sport, é  stato a capo dell’azienda di famiglia, la Fiat, per tre decadi, da metà degli anni Sessanta a metà degli anni Novanta.

Ha saputo attraversare crisi e cambiamenti dell’industria, della politica e della società italiana , diventando il simbolo del capitalismo italiano.

Amore per lo sport e pere la vita

Icona di stile  e di eleganza, tifoso appassionato della Ferrari e della Juventus, di cui fu Presidente, la Juventus di  Boniperti, del decennio d’oro di Trapattoni e soprattutto  quella di Michel Platini.

 Agnelli era l’uomo che piace alle donne e incanta i potenti, simbolo di un’élite con la erre moscia e l’orologio al polsino.

Era un personaggio,  il grande seduttore che occupava le cronache dei rotocalchi , soprattutto in gioventù, per la vita dorata tra Costa Azzurra e New York. Le sue avventure galanti fecero la gioia delle cronache rosa, soprattutto la relazione con Anita Ekberg, la diva della “Dolce vita”  di  felliniana memoria. Amava la bellezza in tutti i suoi aspetti, anche quella delle donne, ma rimase legato tutta la vita a Marella Caracciolo di Castagneto, napoletana di nobili origini, che aveva sposato il 18 novembre 1953 e ai suoi amici diceva: “Io non potrei vivere senza Marella”.

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Gianni era famoso  per le sue battute fulminanti e ironiche e per i suoi aforismi. Uno ad esempio è questo:

“Ho conosciuto mariti fedeli che erano pessimi mariti .E ho conosciuto mariti infedeli che erano ottimi mariti Le due cose non vanno necessariamente insieme”.

Un cosmopolita profondamente italiano

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Aveva un profilo cosmopolita per le relazioni internazionali, era amico di John Kennedy prima che diventasse Presidente  e di sua moglie Jackie, ma era anche profondamente italiano.

Era legato alle sue radici, a Villar Perosa, piccolo comune montano della Val Chisone dove era cresciuto: lì ha fatto il sindaco per diversi anni, contribuendo al benessere del territorio insediando aziende e offrendo ogni estate agli abitanti la prima partita amichevole di stagione della Juventus. Molti che l’hanno conosciuto, ancora lo ricordano con molto affetto.

Una lezione di stile

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Gianni Agnelli nell’immaginario collettivo era ” l’ultimo re d’Italia”  senza corona, capace di guidare  la più grande impresa industriale italiana dal secondo dopoguerra.

Al suo fianco l’Avvocato ha sempre voluto Cesare Romiti, storico dirigente della Fiat, che , in un’intervista apparsa sul Corriere della sera il 19 gennaio 2013, alla domanda del giornalista che chiedeva che cosa restasse di Gianni Agnelli a dieci anni dalla scomparsa, ha risposto:

“Una lezione di stile ,che non era solo una questione di estetica o di mode. Certo dettava  piccole esteriorità subito imitate, come la cravatta sul pullover. Certo aveva un colpo d’occhio eccezionale per l’arte. Ma lo stile dell’Avvocato era sostanza: era comportamento e anche valori morali che in lui erano profondamente radicati.”

Romiti racconta che quando egli telefonò da Pechino per le condoglianze dopo la morte del figlio Edoardo ,lui, che stava patendo la sofferenza peggiore di tutta la vita, gli rispose:

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“Romiti, mi dica piuttosto che cos’è andato a fare in Cina”.

Questa la forza del suo carattere, tutto sabaudo.

E quando Cesare  Romiti andò a fargli visita, quindici giorni prima che morisse per un male incurabile, lo salutò dicendo:

“Romiti, torni presto a trovarmi”.

Era così l’Avvocato, non amava le nostalgie, preferiva il futuro.

La Rai lo ricorda con una programmazione dedicata, tra cui oggi alle 17 su Rai Storia, canale 54, propone “Italiani_Gianni Agnelli” e su Rai Play una serie di sue  interviste , in particolare quelle di Gianni Minoli, Enzo Biagi e Bruno Vespa.

Credits immagine in evidenza: Gianni Agnelli Official Instagram

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