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Alex Zanardi: l’ennesima sfida lottando per la vita

by Redazione
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Sono stabili le condizioni dell’ex pilota di F1, dopo il terribile incidente in handbike di venerdì. Molto più di un simbolo dello sport, Zanardi rappresenta cosa vuol dire non arrendersi davvero mai

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Fanno tutti il tifo per lui, nel mondo dello sport, dello spettacolo e della politica.

Tutti si sono stretti intorno alla famiglia del campione dopo l’incidente di venerdì pomeriggio  in handbike contro un tir sulla statale 146 vicino a Pienza.

“Le condizioni cliniche rimangono invariate nei parametri cardio-respiratori e metabolici mentre resta grave il quadro neurologico. Il paziente è sedato, intubato e ventilato meccanicamente, la prognosi è riservata”

-recita il bollettino diramato oggi dai medici del Policlinico delle Scotte a Siena dove Alex è ricoverato.

E’ uno dei nostri atleti paralimpici più famosi al mondo. Le sue vittorie sono sempre state quelle di tutti coloro che devono lottare per raggiungere un traguardo.

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Nobile e gentile nell’animo, Alex non solo ha dimostrato tenacia e determinazione, ma una grande umiltà, voglia di vivere e un immenso amore per lo sport. Per tutte le sfortunate vittime di incidenti analoghi al suo, per i loro amici e famigliari, e per chiunque ami lo spirito sportivo, Alex Zanardi è un eroe, un esempio e un punto di riferimento.

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Lo spaventoso incidente a Lausitzring (2001)

Sono passati quasi 19 anni dal pauroso incidente  avvenuto nella pista del Lausitzring (a 100 chilometri da Berlino e a 60 da Dresda) dove sabato 15 settembre 2001 ebbe luogo il violentissimo urto tra la vettura del nostro  Alex Zanardi e il pilota italo canadese Tagliani.

Lo spaventoso incidente di cui è stato vittima Alex nel 2001: “La cosa tremenda è stata che l’impatto si è verificato proprio all’altezza delle gambe”

A undici giri dal termine Alex era rientrato per un rabbocco precauzionale di benzina e con foga aveva ripreso la pista, ricevendo schizzi di carburante sulla visiera.

Ma nell’atto di detergerla successe che perse sfortunatamente il controllo della vettura la quale, dopo un testa e coda, rientrò lentamente ma trasversalmente sulla pista proprio mentre sulla stessa linea sopraggiungeva la vettura di Tagliani. L’impatto tra le due vetture fu violentissimo e perfettamente perpendicolare e tagliò letteralmente in due la Reynard Honda di Zanardi, proprio all’altezza delle anche del pilota bolognese.

Subito le condizioni apparvero disperate e per limitare l’emorragia si dovette intervenire con la soluzione più drastica e radicale,  l’amputazione degli arti inferiori, che però gli salvò la vita.

La leggenda di Alex Zanardi

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La leggenda di Alex Zanardi cominciò subito dopo, quando l’ex pilota decise che le protesi in commercio non lo soddisfacevano e disegnò da solo un paio di gambe artificiali, con l’obiettivo di tornare a gareggiare:

Alla fine lo sport, tutto lo sport, è questo. Guardare qualcuno che ottiene un grande risultato significa entrare nel percorso che l’ha portato ogni giorno a mettersi in gioco e fare il meglio che poteva. Ti fa dire: lo posso fare anch’io. Ancora di più se sei di fronte a uno che è partito senza gambe, braccia, vista o con un handicap mentale. Ti fa capire che quello che conta è il desiderio: se hai davvero deciso dove andare, l’ultimo tuo problema è diventare campione. Ti basta fare quella cosa lì. E magari diventi anche campione, l’entusiasmo è una spinta forte. (Alex Zanardi)

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E i grandi risultati sono arrivati perché questo incredibile sportivo bolognese è diventato uno dei grandi protagonisti delle Paralimpiadi di Londra 2012 e Rio 2016 :

Londra 2012 – Cronometro H4 : medaglia d’oro

Londra 2012 – In linea H4 : medaglia d’oro

Londra 2012 – Staffetta mista H1-4 : medaglia d’argento

Rio de Janeiro 2016 – Cronometro H5 : medaglia d’oro

Rio de Janeiro 2016 – In linea H5 : medaglia d’argento

Rio de Janeiro 2016 – Staffetta mista H1-5 : medaglia d’oro

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” Se non posso correre imparerò a volare”

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La sua implacabile passione per la vita, nonostante i tanti ostacoli che il destino gli ha posto davanti, ha ispirato perfino Roberto Vecchioni, che gli ha cucito addosso una canzone su misura: “Se non posso correre né camminare, imparerò a volare”.

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Una delle cose di cui è andato sempre orgoglioso Alex, è stato di non essere visto solo come uno sportivo :

 “Mi scalda il cuore che non mi sentano solo come uno sportivo, perché gli sportivi, anche quelli grandi, da Maradona, ad Alberto Tomba a Valentino Rossi, comunque un po’ dividono. Invece la gente vuole vedere in me qualcosa di diverso. E non me ne lamento, eh. Anzi: me ne compiaccio”.

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Quella del paraciclista azzurro è la storia di un campione che, nel suo talento e perseveranza, ha imparato a vivere intensamente tutto ciò che avrebbe potuto far crollare altre persone e che, quasi si aspettasse che la sua fame di vita lo avrebbe messo davanti a nuovi ostacoli simili all’incidente del 2001, una volta aveva detto:

«È possibile che se il fulmine m’è arrivato tra capo e collo una volta mi colpisca nuovamente, ma rimanere a casa per evitare e scongiurare quest’ipotesi significherebbe smettere di vivere, quindi no, io la vita me la prendo…»

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