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Catullo e il ‘mal d’amore’ per Lesbia

by Redazione
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Nella Giornata Mondiale della Poesia le parole del poeta antico parlano il linguaggio perenne, sempre attuale, dell’amore: davvero la poesia “vince di mille secoli il silenzio” (Ugo Foscolo, carme “Dei sepolcri)

Gaio Valerio Catullo , uno dei più celebri poeti romani,  il padre della lirica d’amore latina, è nato a Verona nell’84 a.C da una famiglia molto agiata, proprietaria, tra l’altro,  di una sontuosa villa a Sirmione, sul lago di Garda, dove fu ospite più di una volta lo stesso Giulio Cesare.

Nel 60 il giovane lasciò la provincia e si trasferì a Roma per completare gli studi. In realtà Catullo  preferì dedicarsi alla vita di città e ai piaceri che essa offriva.

Robert-Fleury, Tony; Lesbia and the Sparrow; The Bowes Museum; http://www.artuk.org/artworks/lesbia-and-the-sparrow-44871

Qui conobbe la donna che sarebbe stata il grande amore  della sua vita, ma anche la sua croce: il suo nome era Clodia, una matrona romana sposata, più grande di lui di dieci anni, colta, elegante, raffinata, di mentalità molto più libera di lui, che lo tradirà ripetutamente.

A Clodia Catullo canta tutto il suo amore, chiamandola  col poetico nome di Lesbia, in ricordo della poetessa greca Saffo, abitante dell’isola di Lesbo (ne abbiamo parlato qui).

Nella lirica ‘Viviamo e Amiamo’ (Liber, Carmina V) il poeta invita l’amata Lesbia ad abbandonarsi all’amore ed alla passione: è la canzone gioiosa e voluttuosa dei baci, un invito alla gioia di vivere tipica  dei giovani,  contrapposta al grigio moralismo dei vecchi, invidiosi di tutti quei baci.

Viviamo, mia Lesbia, e amiamo,e ai vecchiacci accigliati e pettegoli
non diamo neanche un soldo bucato.
Il sole può tramontare e risorgere, lui: 
noi, tramontato il nostro breve giorno,
abbiamo da dormire un’unica, perenne notte.
Dammi mille baci, e poi cento,
e poi altri mille, e poi ancora cento,
e poi subito altri mille, e poi cento.

Poi, quando avremmo contato mille migliaia di baci,
confonderemo i conti per non saperne il totale,
e perchè nessuna malalingua ci guardi di malocchio,
sapendo quanti sono i nostri baci.

Una storia d’amore appassionata ma senza ‘happy end’

The_Sparrow_of_Lesbia_Guillaume Charles Brun_Wikimedia Commons

Sullo sfondo , accanto all’invito ai baci e all’amore, la consapevolezza della fragilità e brevità della vita umana: da qui nasce l’invito a vivere e ad amarsi più che si può. 

Catullo ha scritto moltissimo nella sua breve vita: di lui abbiamo 116 carmi, per un totale di 2300 versi, raccolti in un’unica opera, il “Liber”, che parla dei vari sentimenti dell’animo umano, quali l’amicizia, gli affetti familiari, ma, primo fra tutti , l’amore.

Il poeta, concluso drammaticamente il rapporto con Clodia/Lesbia, lasciò Roma e trascorse gli ultimi due anni della sua vita nella villa di Sirmione, dove cercò inutilmente riposo e pace.

Morì all’età di trent’anni, consumato nel corpo e nello spirito da una malattia che, molti secoli dopo, Eugenio Montale avrebbe chiamato “il male di vivere”.

Credits immagine in evidenza: Wikimedia Commons : Sir Edward J.Poynter – Wikimedia Commons

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