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Cinema italiano: mai più censura

by Redazione
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Il ministro Franceschini ha firmato il decreto che tutela la libertà degli artisti abolendo per sempre la censura cinematografica

Se ne parlava da tempo ed ora finalmente è diventato un provvedimento concreto.

Il ministro della Cultura Dario Franceschini ha firmato il decreto anti-censura nel cinema che tutelerà la libertà creativa degli artisti sottraendo le pellicole da tagli e rimaneggiamenti.

Istituita nel 1914 con il Regio Decreto n. 532 del 31 maggio 1914, la censura cinematografica è stata fino ad oggi applicata a 274 film italiani, 130 americani e 321 da altri paesi su 34433 pellicole.

Franceschini ha sottolineato come viene così eliminato  “quel sistema di controlli e interventi che consentiva ancora allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti”.

Un nuovo sistema di classificazione

Ora la classificazione delle opere del cinema fatta da parte degli operatori sarà monitorata dalla Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura.

Per quanto riguarda le pellicole destinate ad un uscire in sala esse saranno d’ora in avanti classificabili in base al pubblico – destinatario :

  • opere per tutti
  • opere non adatte ai minori di anni 6
  • opere vietate ai minori di anni 14 (ma a 12 anni compiuti e con un genitore può vederle)
  • opere vietate ai minori di anni 18 (ma a 16 anni compiuti e con un genitore può vederle).

Invece i film che saranno visibili sulle piattaforme varrà il sistema del parental control, che sposta sulle famiglie la responsabilità.

‘Ultimo tango a Parigi’: condannato ad essere distrutto

Uno dei casi più eclatanti di censura cinematografica, che ancora oggi fa riflettere, fu ‘Ultimo tango a Parigi‘ (1972) di Bernardo Bertolucci, con Marlon Brando e Maria Schneider, che ebbe una storia a dir poco travagliata.

Sequestrato il 30 dicembre 1972 per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”, la pellicola subì  un iter giudiziario che portò il 2 febbraio 1973 a una sentenza d’assoluzione in primo grado; a seguito di ciò il film venne dissequestrato e proiettato nelle sale italiane e internazionali.

Una prima condanna arrivò nel secondo processo d’appello (il primo, sempre con sentenza di condanna nel giugno del 1973, era stato annullato per un vizio di forma) il 20 novembre 1974, e il 29 gennaio 1976 la sentenza della Cassazione condannò la pellicola alla distruzione; nella sentenza il produttore, lo sceneggiatore, il regista Bernardo Bertolucci  e lo stesso Marlon Brando vennero condannati a due mesi di prigione con la condizionale (pena poi sospesa).

Furono salvate fortunosamente alcune copie che oggi sono conservate presso la Cineteca Nazionale come corpo del reato.

Per il regista ci fu una sentenza definitiva per offesa al comune senso del pudore, reato per il quale fu privato dei diritti politici per cinque anni e fu condannato a quattro mesi di detenzione (pena poi sospesa).

Al 2016 il film di Bertolucci risulta essere il secondo film italiano di maggior successo della storia in Italia per numero di biglietti staccati con ben 15.623.773 spettatori paganti (preceduto solo dal kolossal Guerra e pace)

Altri  casi eclatanti di censura furono  La spiaggia di Alberto Lattuada (1954),  Totò e Carolina di Monicelli (1955), Rocco e i suoi fratelli, La dolce vita, L’avventura, Dolci inganni, La ragazza in vetrina, Il gobbo, La ricotta di Pasolini e All’onorevole piacciono le donne, considerato all’epoca un film hard.

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