Home Arte & Cultura Cleopatra: ammaliatrice non solo di uomini potenti ma anche di artisti

Cleopatra: ammaliatrice non solo di uomini potenti ma anche di artisti

by Redazione
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Il 12 agosto 30 a.C, 2050 anni fa, moriva l’ultima regina d’Egitto, uno dei personaggi più carismatici e controversi della storia. L’Arte, affascinata da questa figura di donna erudita che preferì darsi la morte piuttosto che vivere da prigioniera, l’ha consegnata alla storia

Cleopatra parlava 8 lingue, sapeva dipingere, suonare la lira e andare a cavallo ed era stata allevata tra la cultura e l’erudizione della Biblioteca di Alessandria.

Raffinata seduttrice di condottieri

Colta e intelligente, la donna aveva un fascino che risiedeva più nella  sua abilità oratoria e diplomatica che nell’ avvenenza fisica. Le fonti storiche e l’archeologia infatti  la descrivono minuta e con un naso adunco.

Figlia di Tolomeo XII,  sposò in prime nozze il fratello Tolomeo XIII.

In seguito all’ arrivo di Giulio Cesare in Egitto, ordinò l’uccisione del fratello-marito, ottenne il trono d’Egitto e si legò  al condottiero romano da cui ebbe un figlio,  Tolomeo Cesarione.

Dopo la tragica morte di Giulio Cesare, Cleopatra intrecciò un rapporto d’amore con Marco Antonio che la sostenne anche nella sua politica estera espansionista e con il quale ebbe altri due figli, i gemelli Alessandro Elio e Cleopatra Selene.

La sconfitta subita nella battaglia di Anzio da parte di Ottaviano segnò purtroppo anche il tracollo della regina la cui morte, avvenuta con un tragico suicidio, resta ancora piena di punti interrogativi.

Odiata dai senatori di Roma, che la accusavano di minare il potere dell’Impero, rappresentata come maliarda dal cinema nelle interpretazioni di Theda Bara (1917) e di Elizabeth Taylor (1963), Cleopatra  è stata consegnata alla storia dall’Arte.

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Sfarzosa, con Marco Antonio, per Tiepolo

Tiepolo le conferì le fattezze di sua moglie Maria Cecilia Guardi.

Nell’affresco “Incontro tra Antonio e Cleopatra”, la monarca veste abiti eleganti e sfarzosi di fattura settecentesca.

Il vestito che indossa presenta un’ampia scollatura ed è confezionato con tessuto damascato e riccamente decorato.

Il viso, poi, è sottolineato da un ampio colletto e impreziosito da gioielli stretti al collo. La sua acconciatura è elegante e sobria.

L’incontro tra Antonio e Cleopatra– Tiepolo, National Gallery of Scotland, Edimburgo

John William Waterhouse la raffigurò  come una femme fatale bella, perduta e senza corsetto.

Cleopatra, John William Waterhouse, 1887

La sua morte, drammatica e sensuale

Anche il suicidio della regina, che scelse di uccidersi per non vivere da schiava, ha ispirato l’Arte:

La pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi rappresentò questa figura storica così imponente come una donna semplice, privata di qualsiasi suo attributo regale.

Cleopatra, Artemisia Gentileschi, 1620

Cleopatra è nuda, priva di grazia e con un fisico grossolano, molto lontana dagli antichi canoni di bellezza e perfezione fisica.

L’ambiente che circonda la regina è scuro: c’è una fioca luce proveniente da sinistra e dall’esterno della scena; grazie a questa il suo braccio è illuminato e mette in risalto le sue forme.

La “Cleopatra morente” del Guercino

Cleopatra morente, Guercino, 1648, Galleria di Palazzo Rosso, Genova

Il celebre olio su tela “Cleopatra morente”del Guercino coglie la donna nell’attimo estremo di farsi mordere da un’aspide, pur di non subire l’onta della sconfitta.

 Il maestro gioca  abilmente sui toni di solo due tinte: il bianco per le lenzuola e per l’incarnato di Cleopatra e il viola per i cuscini, le cortine dell’alcova, disposte a sipario, come in una rappresentazione teatrale.

Gocce di sangue color rosso rubino  sgorgano dal petto della regina, la quale, ormai esangue, è adagiata sulle coltri.

Morte di Cleopatra, Guido Cagnacci, 1660

Guido Cagnacci, allievo del Guercino,  si focalizzò invece sulla carica emotiva e struggente degli ultimi istanti della vita della regina:

Nel quadro, con il corpo generosamente messo in risalto, Cleopatra si offre  nel momento in cui il veleno dell’aspide comincia a sortire il suo effetto mortale: la regina ha il viso sereno, la corona regale sui capelli chiari, gli orecchini di perle, la camicia e la veste appoggiate sulle gambe.

Languidamente appoggiata su una sontuosa poltrona, è su di lei che converge il racconto, mentre sei giovani ancelle si affannano intorno alla loro padrona con intensa amorevolezza, incredule e tormentate per la tragedia che si sta consumando.

Tra luce e ombra, nell’opera di Arnold Bocklin

Ispirato dall’ “egittomania” suscitata dall’apertura del Canale di Suez nel 1869, anche lo svizzero Arnold Bocklin ha rappresentato la regina egizia in un’opera conturbante ed inquietante.

Cleopatra morente, Arnold Bocklin, Kunstmuseum Basel

A colpire è l’intensa drammaticità del dipinto che raggiunge il massimo grado espressivo nel velo d’ombra che scende sul volto di Cleopatra  morente.

Bocklin è riuscito a creare un accentuato senso di mistero e di inquietudine.

L’enigmatica oscurità dello sfondo sembra inghiottire la protagonista; l’ unico elemento decorativo è il prezioso cuscino su cui Cleopatra affonda.

Si intravvede l’aspide, arma del suicidio, e un velo trasparente copre in parte il corpo della donna, come fosse un sudario.

Ambiziosa, ottima stratega, diversa da quasi tutte le altre donne del suo tempo, di Cleopatra lo storico Cassio Dione sostiene:

Poteva soggiogare qualunque uomo, anche chi fosse stato restio all’amore e avanti negli anni”

Non sorprende che artisti di tutti i tempi si siano sbizzarriti a ritrarre la sua vita e la sua morte che rimarranno per sempre indimenticabili.

Immagine in evidenza: Elisabeth Taylor nel kolossal “Cleopatra” (1963) – Fonte Twitter

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