Home Giallo Vip La morte di Enrico Mattei, un “gigante scomodo” che voleva difendere gli interessi degli italiani

La morte di Enrico Mattei, un “gigante scomodo” che voleva difendere gli interessi degli italiani

by Redazione

Dopo quasi sessant’anni la morte dell’imprenditore siciliano e’ rimasta un giallo irrisolto: un incidente aereo o un attentato?

Enrico Mattei, fondatore dell’ENI e manager pubblico che negli anni del boom economico cambio’ l’identita’ dell’Italia, mori’ il 27 ottobre 1962 in un misterioso incidente aereo a Bascape’, piccolo paese in provincia di Pavia, a pochi minuti dall’atterraggio a Milano Linate.

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Mattei era stato in Sicilia, nella provincia di Catania, dove aveva parlato a centinaia di lavoratori disoccupati e aveva promesso lavoro per tutti, visto che in quel territorio le trivellazioni avevano rilevato la presenza di petrolio. Stava tornando a Milano a bordo di un aereo privato che, poco prima di iniziare la manovra di atterraggio, cadde.

Con lui morirono il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William Mc Hale, salito sul piccolo aereo per intervistare l’importante imprenditore,di cui si parlava in tutto il mondo.

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Un giallo avvolto nelle nebbie

Le dinamiche dell’incidente,a distanza di quasi sessant’anni, non sono state ancora del tutto chiarite: fatalita’ o sabotaggio?

Il giallo non si puo’ considerare del tutto risolto.

Nell’immediatezza si parlo’ di un incidente, ma subito dopo molti si convinsero che a bordo era stata messa una bomba.

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Alcuni testimoni, tra i quali il contadino Mario Ronchi, dichiararono di aver visto l’aereo esplodere in volo, in seguito pero’ ritrattarono cambiando la versione dei fatti.

Mattei, il gigante scomodo: da operaio a Presidente dell’ENI

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Enrico, figlio di un maresciallo dei Carabinieri, aveva cominciato a lavorare molto giovane come operaio in una fabbrica di vernici e solventi chimici e a soli vent’anni era gia’ direttore del laboratorio dell’azienda , grazie alle sue notevoli doti organizzative.

Durante la Seconda Guerra Mondiale prese parte alla Resistenza tra i partigiani e nel primo dopoguerra fu incaricato dal Governo, allora guidato da Alcide De Gasperi,di smantellare l’AGIP, l’Azienda Generale Italiana Petroli, l’ente statale che curava l’estrazione, lavorazione e distribuzione di petrolio,considerato ormai un inutile carrozzone pubblico di epoca fascista.

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Mattei invece ben presto si convinse che le risorse energetiche sarebbero state preziose per il decollo dell’industria italiana, disobbedi’ al Governo, riorganizzo’ l’Agip,diede nuovo impulso alle perforazioni petrolifere nella Pianura Padana, avvio’la costruzione di una rete di gasdotti per lo sfruttamento del metano, rivolse l’interesse verso l’energia nucleare e nel 1953 fondo’ l’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi, di cui fu Direttore e Presidente fino alla morte.

L’ENI e le “Sette Sorelle”

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Sotto la Presidenza Mattei l’Eni inizio’ una stagione di grande sviluppo :furono negoziate concessioni petrolifere in Medio Oriente, fu firmato un importante accordo commerciale con l’Unione Sovietica, molto conveniente a livello economico, anche se molto criticato e malvisto da alcuni politici.

Mattei introdusse anche il principio che i Paesi proprietari delle riserve petrolifere dovevano ricevere il 75% dei profitti derivanti dallo sfruttamento dei giacimenti.

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Questo principio scardinava il monopolio detenuto fino a quel momento dalle cosiddette” sette sorelle”, cioe’ le sette compagnie petrolifere angloamericane che dominavano il commercio dell’oro nero sul pianeta.

E forse Mattei dovette pagare le sue scelte spregiudicate e coraggiose con la vita.

L’ENI,la creatura di Mattei, ancora oggi, con il suo “cane a sei zampe” e’ presente in 70 Paesi, da’ lavoro a oltre 32000 persone in tutto il mondo, con un fatturato di ben 77 miliardi nel 2018.

Ben a ragione il compianto manager spesso diceva:

“L’ingegno e’ vedere possibilita’ dove gli altri non ne vedono”.

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