Home Arte & Cultura Ferzan Ozpetek: “Come un respiro”, romanzo- thriller in cui la sensuale Istanbul è protagonista

Ferzan Ozpetek: “Come un respiro”, romanzo- thriller in cui la sensuale Istanbul è protagonista

by Redazione
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Una storia intrigante, scandita  tra ieri ed oggi. Una coreografia di sentimenti ed emozioni analizzate con l’abilità e la capacità eccezionali che il regista turco-leccese ha di sondare l’animo umano

Il terzo romanzo del regista Ferzan Ozpetek, che ha appena conquistato 9 candidature ai Nastri d’Argento 2020 con “La Dea della Fortuna”, è trascinante.

Due sorelle divise da un amore

Il tema  centrale è quello della rivalità in amore tra due sorelle, due donne forti segnate da un’infanzia traumatica che le unirà in modo indissolubile e da un incontro da adulte che le dividerà e farà venir meno la fiducia che riponevano l’una nell’altra.

Adele è riservata, introversa e remissiva; Elsa invece, è aperta e coraggiosa e decide di fuggire dall’affascinante  Istanbul.

Due vite separate a causa di asti, gelosie, bugie e questioni in sospeso.

La prima parte del libro viene narrata da Elsa, in un racconto epistolare rivolto alla sorella Adele che riesce a fare  immergere il lettore in una Istanbul magica; la seconda parte si svolge nella casa di alcuni amici di Adele, dove quest’ultima racconterà la sua storia.

Dalle prime righe del romanzo si percepisce la grande abilità del regista scrittore  di descrivere minuziosamente un paesaggio o un ambiente, con i suoi odori , suoni e sapori,  così come è in grado di scavare nell’animo umano per riportare a galla tutte le sfumature di un personaggio e le sue emozioni.

Un storia fortemente autobiografica

La forte impronta autobiografica, come raccontato da Ozpetek,  contribuisce ad aumentare il fascino del romanzo:

Da anni pensavo alla storia di mia nonna che da ragazza ha litigato con sua sorella per un motivo misterioso, e non si sono mai più incontrate fino alla loro morte. La sorella fece un bel matrimonio, visse a Venezia, aveva cavalli da corsa e una vita brillante. Poi ad una cena 38 anni fa ho conosciuto un giovane che era suo nipote, e mi ha ricordato di queste sorelle divise. C’è qualcosa di simile già accennata nei miei primissimi film, e c’è pure l’incontro alla stazione tra Valeria Golino che va verso Istanbul con una signora misteriosa che qui ritorna…».

E’ difficile non immedesimarsi nei protagonisti e interrompere la lettura del libro. E’ quello che è successo a Mina, amica di lunga data del regista, ma anche al traslocatore che stava aiutando Ozpetek per alcuni lavori in casa:


 La prima bozza del libro, non ancora corretta dai refusi, l’ho mandata alla mia amica Mina alle due del pomeriggio per mail. Mi ha chiamato la sera che lo aveva già letto, dicendomi che non dovevo pubblicare niente perché era un film perfetto, ma la trama non doveva scoprirsi prima. Dopo di lei lo ha letto un amico che pure mi ha detto che si è sentito trascinare nel libro.

Però, pensavo, sempre amici miei sono. Giorni fa poi un signore che mi sta aiutando a traslocare per dei lavori in casa mi ha chiesto: “ma quella signora alla stazione del romanzo…”, credevo si riferisse ad un corto sui treni. Invece aveva già preso il libro, uscito il giorno prima, e lo aveva letto tutto d’un fiato perché non riusciva a staccarsi. Allora sì, ho cominciato a crederci davvero…

-puntualizza lo scrittore.

La nostaglia per una Istanbul che non esiste più


Co-protagonista, insieme ad Elsa e Adele che ricostruiscono sé stesse e lo scorcio di ‘900 tra gli anni Sessanta e Settanta,  è una Instanbul magica e tollerante di cui Ozpetek sente una profonda nostalgia:
 

Ho raccontato qui la città che mi manca e che non ci sarà mai più. Quando l’ho lasciata nel ’76 per venire in Italia avevo vissuto anni bellissimi, soprattutto tra ’73 e ’74, era un’altra Istanbul. Una città di incontri, di passioni, di hamam, (…) , l’ho vissuta io davvero

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