Home Arte & Cultura George Orwell e “La fattoria degli animali” (1945): tutti gli “animali” sono uguali?

George Orwell e “La fattoria degli animali” (1945): tutti gli “animali” sono uguali?

by Redazione

Una favola allegorica che racconta la storia della nascita di ogni totalitarismo.

George Orwell, riletto oggi a 118 anni dalla sua nascita, avvenuta il 25 giugno 1903 a Motihari, in India, ci stupisce: siamo meravigliati e conquistati non solo dal suo indubbio fascino di narratore, ma anche dalla sua lungimiranza e straordinaria capacità di leggere il futuro della nostra storia e dirci come siamo e quali pericoli corriamo.

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“La fattoria degli animali”

Tra i  capolavori dello scrittore c’è “La fattoria degli animali”, pubblicata nel 1945 e divenuta rapidamente celebre in tutto il mondo.

E’ un apologo, una favola allegorica con una morale molto seria: libro prediletto da generazioni di giovani, può essere letto da ogni adulto che abbia voglia di riflettere sulle dinamiche che regolano il potere politico, la nascita delle classi dirigenti e i pericoli di diversi totalitarismi.

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L’opera è una satira feroce sul totalitarismo di Stalin in URSS: racconta la storia di una fattoria padronale nei pressi di Willingdon in Inghilterra, dove gli animali, maltrattati e sfruttati dal fattore, si ribellano.

I principi dell’animalismo

La rivolta riesce, il fattore è cacciato, nasce “la fattoria degli animali” e sulla parete della stalla vengono scritti i comandamenti dell’Animalismo, che si sintetizza nell’ultimo comandamento:

“Tutti gli animali sono uguali”.

La nuova filosofia indica l’uomo come unico nemico degli animali ed è sintetizzato nel motto:

“Quattro gambe buono, due gambe cattivo”.

I due leader: Napoleon e Palla di neve

Due maiali, riconosciuti come leader da tutti gli animali, organizzano la nuova vita nella fattoria: Palla di Neve insegna agli altri animali a scrivere, Napoleon allena una schiera di cani alla difesa.

All’inizio la vita procede tranquilla, ma la situazione cambia e si complica quando Palla di Neve progetta di costruire un mulino mosso dall’energia elettrica per migliorare le rendite della fattoria. Napoleon si oppone, sguinzaglia i cani da guardia che sono diventati la sua polizia privata e concentra tutto il potere nelle sue mani.

Ora Napoleon comincia ad assumere le abitudini degli uomini: elimina gli animali della fattoria che ostacolano i suoi disegni di potere, indica Palla di Neve, suo avversario, come responsabile di tutti i disastri che succedono nella fattoria.

Il cavallo Gondrano, gran lavoratore e vittima

Napoleon arriverà a vendere, di nascosto dagli altri ad un macellaio, che ne farà della colla, il cavallo Gondrano, che nella sua vita aveva seguito sempre il motto “allora io lavorerò di più”, quando lui, il più gran lavoratore della fattoria, non ce la faceva più a lavorare.

Napoleon e i maiali hanno assunto comportamenti uguali all’uomo e gli altri animali non li distinguono più: camminano su due gambe, bevono whisky, commerciano con gli uomini, indossano abiti lussuosi e dormono in morbidi letti.

Il nuovo comandamento

Gli ideali della Rivoluzione sono stati traditi e l’ultimo comandamento,

che adesso è rimasto l’unico, risulta così modificato:

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri”.

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