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Ghali: “Il mondo dello spettacolo non ha bisogno del blackface”

by Redazione
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Il rapper, che ieri ha espresso dissenso per la sua imitazione a Tale e Quale Show, oggi risponde a chi gli ha scritto che ha avuto una reazione esagerata

Ieri, durante la finale di Tale e Quale Show, a Sergio Muniz, che doveva imitare Ghali,  è stato dipinto il volto di scuro.

Il cantante, da Instagram, ha dissentito sulla prassi di scurire il viso: il “blackface” è infatti una pratica considerata razzista e già finita sotto accusa negli Stati Uniti.

Oggi Ghali, sempre attraverso Instagram, risponde a chi gli scrive che ha esagerato perché dietro quell’imitazione non c’era razzismo.

Il rapper ha spiegato alla sua community che il blackface va ben oltre il semplice make up e  travestimento.

Si tratta di un fenomeno nato in America dopo la guerra di secessione: gli attori bianchi si dipingevano di nero il viso per imitare le persone di colore caricaturandole.

In un film uscito nel 1915 gli attori bianchi si dipinsero il viso per interpretare personaggi di colore che commettevano reati molto gravi.

Dalle Storie di Ghali: la spiegazione storica del fenomeno “blackface”

Per questo Ghali ha voluto ribadire le motivazioni alla base del suo dissenso:

Io non sto dicendo che in quell’imitazione c’era del razzismo. Sto dicendo che del blackface lo spettacolo non ha bisogno.

E’ nato per un motivo. Il suo scopo era quello di denigrare le persone di colore, di dare una brutta impressione su di loro. Veniva usato per spaventare i bambini, erano attori bianchi che si travestivano da persone di colore e compivano atti osceni, stupravano , uccidevano  e facevano cose bruttissime. Era una cosa fatta apposta e che purtroppo ha preso quella forma.

E noi non possiamo ignorarlo. Tutto il mondo lo sa e tutto il mondo lo condanna questa cosa. I diretti interessati è da più tempo che dicono ‘Basta’.

Il mondo dello spettacolo non ha bisogno di questa cosa. Non è  necessaria

“Ormai nessuno utilizza più il blackface. Ma in Italia ancora lo facciamo”

Dalle Storie di Ghali

Non sto assolutamente dicendo che chi mi ha imitato è razzista. Sto spiegando cos’è il blackface.

Viene utilizzato più volte in questo programma.

Siamo gli unici, non lo fa più nessuno.

 In Italia lo fanno.

Siamo quasi l’unico Paese che continua a farlo quando la comunità nera ha chiesto più volte a questo programma di smetterla e continuano a farlo senza mai aprire la parentesi blackface, senza spiegare cos’è e da dove nasce e cosa ha causato negli anni.

Nonostante sui social ci sia stato chi lo ha invitato a farsi una risata perché in realtà si trattava soltanto di uno show, Ghali ribadisce che intende continuare ad esprimere il suo parere su problemi delicati come questo:

Sicuramente  non smetterò di dire la mia su certe tematiche perché agli occhi di qualcuno potrei sembrare pignolo.

Non è una cosa facile da spiegare.

C’è un sacco di gente che però ha capito, che combatte tutti i giorni, che ne  ha parlato prima di me e non è stata ascoltata. Io semplicemente ho una voce più grossa e ricevo più attenzione

Spero di essere stato utile a qualcuno e di avere fatto scoprire qualcosa a qualcuno . Su Netflix c’è un documentario interessante che si chiama “I’m not your negro”. Guardatevelo perché spiega tutto.

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