Home PeopleAttualità Gianluigi Nuzzi : gli esami di maturità e le scarcerazioni di soggetti legati alla mafia

Gianluigi Nuzzi : gli esami di maturità e le scarcerazioni di soggetti legati alla mafia

by Redazione

Nella Diretta di oggi il giornalista e i suoi ospiti hanno discusso due temi caldi di cui in questi giorni si sta parlando. E’ proprio necessario fare sostenere ai maturandi un esame di Stato dopo il black out delle lezioni? Era necessario scarcerare detenuti in carcere per reati di mafia?

La preoccupazione dei maturandi 2020

Il primo ospite di Gianluigi Nuzzi oggi  è il Prof. Arcangeli, linguista, docente,  esperto di istruzione, presidente della commissione che interrogò il Ministro Azzolina all’esame da Dirigente Scolastico.

Egli comprende perfettamente la grande preoccupazione dei maturandi che stanno cercando invano di avere un contatto con il Ministro tramite l’invio di lettere, mail e anche con la firma di petizioni:

Per ora le scuole non hanno istruzioni né sui protocolli di sicurezza nè sui contenuti . Si  è proceduto navigando a vista, anche in maniera contraddittoria. Bisognerebbe pensare a un 60 politico per tutti che è l’unica soluzione congrua data l’emergenza.

Il 33% delle famiglie non dispone di un pc o di un tablet in casa e non ha potuto seguire le lezioni che i professori hanno tenuto online. Il ministero, nelle proprie direttive, sta trasmettendo solo forma e non sostanza.

Il docente ha dato poi un giudizio non entusiasta sul Ministro , che aveva interrogato durante l’esame orale del  concorso per dirigenti scolastici:

Mi ricordo che prese zero in Informatica (si trattava di discutere un solo quesito a cui lei non rispose, fece scena muta) e prese insufficiente in inglese. Se la cavò sulle norme. Ho avuto l’impressione che la persona avrebbe avuto qualche difficoltà come dirigente scolastico.

La scarcerazione di soggetti detenuti per mafia a causa del covid-19

L’altro argomento scottante affrontato da Gianluigi Nuzzi è stata la scarcerazione, a seguito del pericolo di contagio da covid-19, di più di 600 detenuti  in condizioni di massima sorveglianza, tra cui anche alcuni personaggi di spicco  della mafia.

Ne ha parlato con il Dott. Sebastiano Ardita, oggi in forza al CSM, ex procuratore aggiunto a Catania ed ex capo  ed ex capo del DAP (Dipartimento Affari Penitenziari), la struttura che in Italia gestisce  la carceri e 60.000 detenuti.

Il Dott. Ardita ha raccontato in quale contesto sono maturate le disposizioni di scarcerazione di cui si sta molto parlando in questi giorni:

Le carceri stanno diventando  pentole a pressione in cui c’è sempre più tensione con sempre più numerosi eventi di infrazioni disciplinarie.

Con la diffusione del covid-19, si è diffusa la “vulgata” che nelle carceri non fosse possibile prevenire i rischi di contagio e questo ha fatto esplodere le contestazioni sincroniche in decine di carceri. Si trattava però di un messaggio infondato da un punto di vista scientifico e a proposito del quale non è mai stato fatto nessuno studio.

Dopo queste sollevazioni è arrivato un primo provvedimento per mandare a casa chi avesse pene residue inferiori a un anno e mezzo. Poi  il 21 marzo i direttori dei carceri hanno ricevuto  una nota in cui il Dipartimento Affari Penitenziari li sollecitava ad indicare ai giudici i detenuti particolarmente a rischio a causa del covid-19.  

E’ chiaro che a rischio sono  i detenuti affetti da molti tipi per cui i direttori hanno  inviato liste di centinaia di detenuti potenzialmente “ a rischio”.

In prima battuta sono stati lasciati liberi detenuti pericolosi (circa 8.000 persone), non mafiosi, che avevano da scontare  un anno e mezzo di pena, anche per reati gravi.

Questo stesso presupposto di rischio contagio poteva essere usato in altri procedimenti che riguardavano anche detenuti mafiosi.

Su questa base si è innestato il secondo provvedimento per gli ultra 70enni anche con reati molto importanti, per la stragrande maggioranza detenuti per reati di mafia.

La conseguenza è stata un effetto dominio , che ha reso possibile il ritorno a casa  in massa di molti mafiosi.

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