Home PeopleAttualità Gianni Versace: un omicidio che, dopo 23 anni, è ancora senza un perché

Gianni Versace: un omicidio che, dopo 23 anni, è ancora senza un perché

by Redazione
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Il 15 Luglio 1997, Versace, l’uomo che ha reinventato la haute couture, veniva brutalmente ucciso a Miami Beach. Il colpevole Andrew Cunanan, suicida prima dell’arrivo della polizia, ha portato con sé nella tomba il movente del suo gesto

Nel 1997 Versace era stato acclamato  Re della moda grazie ad una serie di sfilate osannate dalla critica tra Parigi e Firenze. Gli  abiti  dello stilista calabrese sembravano arte, la sua maison era ad un passo dal primato mondiale. Sembrava non vi fosse nulla che lo stilista non riuscisse a fare.

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Dopo settimane di  lavoro di 16 ore al giorno Versace e il compagno storico Antonio D’Amico, modello e attore conosciuto alla Scala di Milano, avevano finalmente fatto ritorno a Casa Casuarina, la residenza regale dell’imprenditore a Miami Beach, con pavimenti e fontane magnificenti in un contesto glamour e teatrale.

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Per Versace Miami era la città più sicura del mondo e andava in giro senza scorta, come invece da tempo gli aveva consigliato la sua famiglia. Questo errore gli fu probabilmente fatale.

La mattina del 15 luglio Antonio D’Amico era in casa quando sentì due spari :  “Erano talmente vicini che ho avuto subito una brutta sensazione e sono subito uscito”, ricorda l’uomo.

La scena di un film dell’orrore

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La vista che il compagno di Versace si trovò davanti fu agghiacciante:

“E’ stato sconvolgente: c’era Gianni riverso per terra e dappertutto tanto sangue . Da li non ho capito più nulla. Arrivò subito l’ambulanza e lo portarono immediatamente in ospedale ma sulle scale c’era talmente tanto sangue che, dentro di me, sapevo benissimo che Gianni se n’era andato

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Chiamata alle 8.46 la polizia ha fatto scattare subito  la più grande caccia all’uomo nella storia d’America dopo quelle seguite agli  omicidi di John Fitzgerald Kennedy e Martin Luther King.

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Dai possibili moventi fu subito escluso quello della rapina perché il designer aveva ancora con sé tutti i soldi  i gioielli. La brutalità dell’omicidio faceva pensare a un’esecuzione.

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I testimoni raccontavano di avere visto un ragazzo visto scappare verso un garage nelle vicinanze e, quasi accanto a Casa Casuarina, fu trovato un pick up rosso, che poi risultò rubato, con all’interno molti indumenti ed effetti personali.

 La villa fu letteralmente presa d’assalto dalla stampa di tutto il mondo mentre la polizia, seguendo le prove e le tracce, riuscì ad individuare nel  serial killer Andrew Cunanan, che figurava nella lista dei most wanted dell’FBI, l’indiziato per l’omicidio.

Miami trasformata in un’enorme prigione

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Gli investigatori blindarono  Miami in entrata e in uscita con posti di blocco,  trasformandola in un’enorme prigione. C’era un clima di paura in tutti gli abitanti di Miami e la polizia arrivò a ricevere migliaia di segnalazioni e presunti avvistamenti di Cunanan  ogni minuto.

Otto giorni l’omicidio di Versace  arrivò una segnalazione dal porto di Miami Beach su presunti spari in una casa galleggiante. Il custode dell’house boat aveva notato segni di intrusione e sentendo degli spari aveva immediatamente chiamato la polizia.

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Gli agenti circondarono e isolarono l’area ritenendo, non è mai stato chiarito come mai, che all’interno ci  fosse proprio l’italo-filippino . Dopo essersi spianati la strada con i lacrimogeni, gli agenti entrarono nella casa e, al piano di sopra, trovano Andrew Cunanan morto, suicidatosi con un colpo alla testa.

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Un movente che, dopo 23 anni, ancora non si trova

Mente brillante, molto popolare al liceo, presenza fissa nelle serate gay della nativa San Diego,  Cunanan aveva una personalità camaleontica e la capacità di piacere alle persone, dote che sfruttava per accompagnarsi a uomini benestanti da cui veniva spesato. 

Non è mai stato chiarito perché il 28enne  abbia ucciso Versace e non si è mai riuscito a capire se i due si fossero davvero conosciuti.

Gli psicologi ipotizzano che  Versace possa essere stato scelto come bersaglio perché  rappresentava quello che Cunanan voleva essere e tutto quello che in realtà non era.

Se il suo intento era quello di diventare famoso non avrebbe potuto trovare modo migliore per attirare su di se  l’attenzione di tutto il mondo.

“Il Sorriso della Medusa”

Con il documentario  “Il Sorriso della Medusa” (1997), il produttore Enrico “Chico” Forti ha reso pubblico il report redatto dal distretto di Polizia sul caso Cunanan/Versace con la collaborazione del detective Gary Schiaffo che venne intervistato e rilasciò dichiarazioni in netto contrasto con quanto dichiarato dalle Autorità di Miami.

Tre mesi dopo la messa in onda dello speciale TV, Forti verrà  arrestato con l’accusa di avere ucciso Dale Pike,  figlio dell’inglese Tony Pike, con il quale Chico stava trattando per l’acquisto di un hotel.

L’ex concorrente di Telemike  sarà poi  condannato all’ergastolo al termine di un ingiusto processo.

Fra i protagonisti del caso Forti, alcuni detective del distretto di Polizia di Miami, responsabili anche delle indagini sull’omicidio di Gianni Versace e del presunto assassino Cunanan.
Alcuni di questi detective, con l’aiuto del poliziotto Gary Schiaffo, incastreranno Forti il 18 febbraio quando fu invitato per il primo “colloquio” presso il distretto di Polizia e di cui fu redatto un verbale ma la registrazione audio fu stranamente smarrita.

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Negli ultimi anni in Italia la politica, il mondo dello spettacolo e l’opinione pubblica premono sugli Stati Uniti perché sia concessa  la grazia a Chico Forti, che si è sempre disperatamente dichiarato innocente.

Ricordare oggi la morte di Gianni Versace  significa anche ricordare che  se si facesse chiarezza sul caso Forti, forse si potrebbero chiarire, a ritroso, anche alcuni punti sulla vicenda Versace / Cunanan che, dopo 23 anni, rimangono ancora avvolti dal mistero.

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