Home Arte & Cultura Gigi Proietti: il ricordo del mattatore dello spettacolo italiano

Gigi Proietti: il ricordo del mattatore dello spettacolo italiano

by Redazione
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Il grande attore romano amava profondamente la sua città, la sua gente, la sua lingua, i suoi poeti. Lo salutiamo ricordando la sua interpretazione di un sonetto di Trilussa, il poeta romano preferito di Proietti (video).

(Foto in evidenza: Gigi Proietti, Photo Credits Sito Ufficiale gigiproietti.it)

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Oggi, 5 novembre, l’Italia saluta Gigi Proietti, mancato tre giorni fa, nel giorno del suo ottantesimo compleanno. Ricoverato due settimane fa in una clinica romana per grave cardiopatia, al medico radiologo che doveva fargli la TAC aveva chiesto, con la sua indimenticabile ironia mista a grande serietà:” Come vado? Je la faccio?

Nato e cresciuto a Roma, Proietti amava profondamente la sua città, la sua gente, la sua lingua, i suoi poeti, tra tutti Trilussa. Amava scrivere poesie in romanesco, passione forse ereditata dal nonno materno, che faceva il pecoraio ma era un poeta, come ha raccontato lo stesso attore al “Corriere della Sera” qualche tempo fa.

Nella sua Roma ha mosso i primi passi in teatro mentre studiava Giurisprudenza all’Università, e negli anni è diventato un mattatore che, con la sua mimica e la sua ironia, ha saputo regalare ad un pubblico sempre più vasto un divertimento mai banale, sempre intriso di riflessione.

Popolarissimo sul piccolo e sul grande schermo, Gigi Proietti non ha mai abbandonato il suo primo grande amore, il Teatro, ed è diventato maestro per i più giovani, lavorando con gli aspiranti attori al Globe Theatre a Villa Borghese e al Brancaccio. In questi giorni molti giovani attori hanno voluto ringraziare il loro grande maestro, sottolineando il grande vuoto che ha lasciato.

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In un momento storico come quello attuale, lacerato non solo dalla pandemia ma anche dagli atti terroristici che insanguinano le città dell’Europa, mentre in tante zone del mondo le guerre non tacciono, è bello ricordare Gigi Proietti con il video in cui recita un sonetto scritto da Trilussa nel 1914, durante la prima guerra mondiale, grazie al quale sperimentiamo la perenne attualità della poesia e dell’arte (in fondo potete vedere il video).

La poesia, intitolata “La ninna nanna della guerra“, divenuta canzone, veniva cantata dai soldati in trincea.

La Ninna Nanna della guerra.

Ninna nanna, nanna ninna,

er pupetto vò la zinna:

dormi, dormi, cocco bello,

 sennò chiamo Farfarello

Farfarello e Gujermone

che se mette a pecorone,

Gujermone e Ceccopeppe

che se regge co le zeppe,

co le zeppe di un impero

mezzo giallo e mezzo nero.

Ninna nanna, pija sonno

chè se dormi  nun vedrai

tante infamie e tanti guai

che succedeno ner monno

fra le spade e li fucili

de li popoli civili

Ninna nanna, tu nun senti

li sospiri e li lamenti

de la gente che se scanna

per un matto che commanna;

che se scanna e che s’ammazza

a vantaggio de la razza

o a vantaggio d’una fede

per un Dio che nun se vede,

ma che serve da riparo

ar Sovrano macellaro.

Chè  quer covo d’assassini

che c’insanguina la terra

sa benone che la guerra

è un gran giro de quatrini

che prepara le risorse

pe li ladri de le Borse.

Fa la ninna, cocco bello,

finchè dura sto macello:

fa la ninna, chè domani

rivedremo li sovrani

che se scambieno la stima

boni amici come prima.

So cuggini e fra parenti

nun se fanno comprimenti:

torneranno più cordiali

li rapporti personali.

E riuniti fra de loro

senza l’ombra d’un rimorso,

ce faranno un ber discorso

su la Pace e sul Lavoro

pe quer popolo cojone

risparmiato dar cannone!

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