Home Arte & Cultura Giosue’ Carducci e il suo “San Martino”: la poesia che è famosa tanto quanto la ricorrenza che celebra

Giosue’ Carducci e il suo “San Martino”: la poesia che è famosa tanto quanto la ricorrenza che celebra

by Redazione

La più celebre “estate” in autunno è quella descritta da Carducci in una lirica che  ancora oggi continua ad essere il battesimo didattico dei bambini a scuola.

L’11 Novembre si celebra San Martino di Tours.

La leggenda racconta che in un giorno d’autunno il soldato Martino vide per strada un vecchio mendicante che tremava e aveva freddo sotto la poggia battente.

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Martino non aveva con sé denaro o coperte quindi, deciso, estrasse la spada, tagliò a metà il suo mantello di soldato e ne donò una parte al mendicante. Poco dopo la pioggia cessò, dalle nuvole spuntò il sole e la temperatura si alzò: da qui “l’estate di S.Martino”, il periodo in cui in novembre, per alcuni giorni, il tempo è bello e il clima temperato.

In questa giornata la tradizione contadina festeggia la maturazione del vino,si aprono le botti per i primi assaggi del vino novello,a cui si accompagnano le caldarroste e altri dolci tipici come i dolcetti di S.Martino a Venezia, biscotti di pasta frolla con la forma del santo a cavallo , armato di spada.

Il giorno di S. Martino insomma e’ un’occasione per celebrare i frutti della terra e l’abbondanza del buon cibo.

Carducci e San Martino: la bellezza malinconica dell’autunno

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La festa dell’11 novembre e’ una ricorrenza molto sentita in molti paesi e cittadine italiane, tanto che Giosue’ Carducci, illustre poeta dell’Italia post-risorgimentale, verista e classicista, primo italiano a vincere nel 1906 il Nobel della letteratura, si e’ ispirato a questa festa per comporre “San Martino”, una delle sue poesie più celebri, che si continua ad amare ed ad imparare a memoria ancora oggi a scuola:

“La nebbia a gl’irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de’ tini
va l’aspro odor dei vini
l’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando
sta il cacciator fischiando
su l’uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d’uccelli neri,
com’esuli pensieri,
nel vespero migrar”.

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La lirica, composta di quattro quartine di settenari descrive il paesaggio malinconico, tipico della stagione autunnale, con la nebbia che sale verso i colli “irti”, ormai spogli, e il mare in tempesta. Nel borgo pero’ c’e’ aria di festa: e’ l’estate di San Martino,le strade si riempiono del profumo del vino novello e della succulenta carne cotta allo spiedo.

I cuori si rallegrano, ma in questa atmosfera di festa un cacciatore sull’uscio, fischiettando, guarda uno stormo di neri uccelli migratori: sono il simbolo dei pensieri vagabondi degli uomini, pieni di irrequietezza, affanno e di una malinconia che nessuna festa può cancellare.

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