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Giovanna Botteri: un’inviata molto speciale

by Redazione
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La celebre giornalista è stata dichiarata ‘giornalista dell’anno’ nel corso del Premio Ischia 2020. Un nuovo riconoscimento che corona la straordinaria carriera dell’inviata Rai, sempre in prima linea nei Paesi più caldi del pianeta.

Giovanna Botteri, corrispondente Rai da Pechino, lo scorso weekend ha ottenuto il riconoscimento di “Giornalista dell’anno” del Premio Internazionale di Giornalismo Ischia 2020: lo ha deciso la giuria presieduta da Giulio Anselmi, presidente dell’agenzia Ansa.

Giornalista pluripremiata, già inviata speciale in molte zone di guerra e in prima linea in tantissime situazioni pericolose, Giovanna Botteri nel 2020, si è dovuta occupare dalla Cina di un’emergenza sanitaria mondiale senza precedenti: l’epidemia da Coronavirus.

La vita e la carriera.

Giovanna Botteri in collegamento da New York

Nata a Trieste nel 1957, da madre magrebina e dal giornalista Guido Botteri (già direttore della sede Rai Friuli-Venezia Giulia) Giovanna ha ereditato dal padre l’amore per la scrittura e la comunicazione.

Dopo una laurea con lode in filosofia all’Università degli Studi di Trieste ha conseguito il dottorato in Storia del Cinema alla Sorbonne di Parigi, che – come la Botteri ha recentemente rivelato – è  e resterà  la sua città del cuore, dato che  lì è nata sua figlia Sara.

Dopo un’iniziale collaborazione con diverse testate regionali Giovanna Botteri è passata definitivamente alla Rai, dove è diventata un’inviata speciale di spicco grazie ai suoi servizi dalle zone più calde del pianeta. La Botteri ha raccontato dall’Iraq la seconda guerra del Golfo, ha filmato in esclusiva mondiale l’inizio dei bombardamenti su Baghdad e l’arrivo dei carri armati statunitensi. È poi stata in Algeria, Sudafrica, Iran, Albania, Kosovo e anche in Afganistan fino al rovesciamento del regime talebano.

Nel 2006 si è trasferita a New York come corrispondente dagli Stati Uniti e, dopo 12 anni di lavoro, nell’agosto 2019 è approdata in Cina. Proprio dalla Cina – ossia dal primo Paese focolaio del Coronavirus – Giovanna Botteri a pochi mesi dal suo arrivo ha iniziato a raccontare ai telespettatori Rai una delle emergenze sanitarie più grandi dell’ultimo secolo.

La difficoltà di essere sempre in prima linea.

Giovanna Botteri a Pechino (Foto Via Instagram , @giovannabotteri_official)

Quanto sia difficile essere sempre in prima linea Giovanna Botteri lo ha spiegato ieri, domenica 13 settembre, nel corso del programma di Rai 1 condotto da Francesca Fialdini ” Da noi…a ruota libera“, raccontandosi in una lunga intervista. Fra l’altro, la giornalista ha ricordato come ha vissuto il tragico momento della morte della collega e amica Ilaria Alpi, assassinata in Somalia insieme all’operatore Miran  Hrovatin nel 1994.

  “Siamo partite contemporaneamente, lei per la Somalia, io per la Bosnia. Quando ho saputo quel che era successo è stato devastante, ho attraversato tutta la ex Iugoslavia in macchina per ritornare in Italia e saperne di più” ha spiegato Giovanna Botteri.

L’inviata Rai ha anche ricordato che, quando era stata comunicata la notizia della morte di una giornalista, in un primo momento circolavano voci che la vittima potesse essere stata proprio la stessa Botteri. Sua figlia Sara, che adesso ha 29 anni, all’epoca andava all’asilo:

” In quel momento mia figlia si ritrovò per la prima volta a contatto con la morte ” ha spiegato Giovanna Botteri. “Quelli sono stati momenti difficili da cui era difficile riprendersi ma bisognava farlo per loro, per Ilaria e Miran, perchè loro non si erano arresi fino all’ultimo. Credo che sia bello che ci siano giovani giornalisti che continuano a parlare di loro e a interessarsi. Questo li mantiene vivi.

 Inoltre la Botteri, che ha iniziato a vivere la pandemia con diversi mesi di anticipo rispetto al resto del mondo, ha spiegato quanto sia stato difficile raccontare la situazione della Cina sapendo che presto lo stesso dramma sarebbe arrivato anche in Italia:

 ” Raccontare e vivere la pandemia è stata un’esperienza terribile, ho dovuto parlare al mio Paese con due mesi di anticipo di quello che sarebbe poi successo anche in Italia: i contagi, i morti, il lockdown, lo spettacolo spettrale di Pechino, una città di 24 milioni di abitanti che all’imbrunire si svuotava per il coprifuoco”.

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