Home Arte & Cultura Il ‘Caso della collana’: il più grande scandalo di Francia

Il ‘Caso della collana’: il più grande scandalo di Francia

by Redazione

Una collana di diamanti di valore inestimabile, un cardinale libertino e senza scrupoli, una giovane donna appartenente ad una famiglia nobile decaduta. Questi gli ingredienti dello  scandalo che ha fatto tremare il trono di Luigi XVI e Maria Antonietta.

Lo “scandalo della collana”, verificatosi negli anni Ottanta del XVIII secolo alla corte di Versailles, è considerato da molti storici la scintilla della Rivoluzione, la goccia che fece traboccare il vaso del malcontento  popolare  verso il re Luigi  XVI e soprattutto verso la regina Maria Antonietta, chiamata in modo dispregiativo “l’austriaca”, accusata di fare spese folli mentre il popolo pativa la fame.

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Tre gli ingredienti del più grande scandalo di Francia: una collana di diamanti di valore inestimabile, una nobile caduta in povertà che pretendeva di avere la ricchezza adeguata al suo rango, un Cardinale libertino disposto a tutto per far carriera.

Una collana di diamanti faraonica

Oggetto dell’intrigo fu una prestigiosa e ricchissima collana, destinata a Maria Antonietta, poi misteriosamente trafugata e mai più ritrovata. Si trattava di un meraviglioso collier realizzato dai gioiellieri di corte Charles-Auguste Bohmer e Paul Bassenge, un gioiello monumentale, articolato in fiocchi e nastri di pietre preziose con un peso in oro di 500 Kg, composto di 160 pezzi tra diamanti e perle, realizzato su commissione del re Luigi XV, che voleva donare il prezioso capolavoro alla sua favorita, la contessa Marie-Jeanne du Barry.

Con la morte del sovrano nel 1774 però la nobildonna  fu subito allontanata dalla corte e perciò la collana non poté essere consegnata , né  tantomeno pagata e rimase nella bottega parigina dei due gioiellieri, che oltretutto per acquistare i materiali preziosi si erano pesantemente indebitati.

La collana fu proposta ai nuovi sovrani Maria Antonietta d’Austria e Luigi XVI, incoronati nel 1775, ma essi rifiutarono, dicendo che era più importante acquistare un vascello.

L’artefice dell’intrigo: la seducente e anti-conformista contessa Jeanne de Valois

Jeanne Valois de la Motter

Qualche anno dopo, nel 1782,giunse all’orecchio dei due gioiellieri la voce che la regina Maria Antonietta si  era finalmente interessata al gioiello. A spargere la falsa notizia, ad arte, era stata l’astuta Jeanne de Valois, di nobili natali, ma che viveva in povertà e aveva sposato un certo Nicolas, conte de la Motte: entrambi spregiudicati, volevano arricchirsi ed entrare nel circolo della corte di Versailles. Jeanne, seducente ed anticonformista, entrò in contatto con il Cardinale Rohan, ex  Ambasciatore a Vienna, odiato dalla regina perché aveva parlato male di sua madre, l’imperatrice Maria Teresa d’Austria ed inoltre conduceva una vita libertina.

Il cardinale Rohan e le sue ambizioni smisurate

Il Cardinale Armand de Rohan

Il Cardinale voleva diventare Primo Ministro e per questo aveva bisogno del favore della regina.

Jeanne, intrigante e priva di scrupoli, cercò di carpire la fiducia del Cardinale Rohan, divenendone l’amante e lo convinse di essere amica intima della regina: da lui si fece dare importanti somme di denaro per le opere di carità di Maria Antonietta, in realtà con quelle si arricchiva lei stessa.

Abile truffatrice, Jeanne fece arrivare al Cardinale false lettere sempre più affettuose della regina, con la firma  contraffatta da esperti falsari. 

Quando il cardinale, ormai convinto  di aver conquistato il favore, e forse anche il cuore, della regina,  chiese di incontrarla di persona, Jeanne li fece incontrare di notte nel boschetto di Venere nei giardini di Versailles: in realtà la contessa  aveva assoldato Nicole Legnay d’Oliva, una giovane prostituta celebre in tutta Parigi per la sua somiglianza con Maria Antonietta. La finta regina riuscì a convincere il Cardinale che ogni ostilità nei suoi confronti era stata dimenticata.

La truffa

L’affare della collana così cominciò a prendere forma:  la contessa de Valois contattò i due gioiellieri di corte e li convinse che la regina era finalmente interessata   ad acquistare la collana, ma in segreto e a rate, data l’entità della cifra.

La regina Maria Antonietta

Il Cardinale Rohan si offrì come intermediario dell’operazione, ritirò dai gioiellieri la preziosa collana e la consegnò alla contessa perché la desse alla regina. Naturalmente la de Valois la consegnò al marito, che partì immediatamente per Londra, scompose il gioiello e vendette le singole pietre preziose a diversi gioiellieri della città.

Intanto a Parigi i due gioiellieri di corte  aspettavano che la regina si decidesse a pagare la prima rata, che non arrivava mai, e allora, allarmati, chiesero di essere ricevuti da Maria Antonietta, ma nella reggia venne loro incontro una dama di corte dicendo:

La Regina Maria Antonietta, da giovane

“Siete vittime di una truffa. Nessuna collana è mai giunta alla Regina”.

Gli esiti della vicenda

L’inganno era svelato: Maria Antonietta fece arrestare il Cardinale Rohan nella galleria degli specchi di Versailles, il 15  agosto, festa dell’Assunzione, mentre la galleria era gremita da centinaia di persone. Dopo pochi giorni anche la contessa de Valois lo raggiunse alla Bastiglia.

Entrambi furono   processati: il Cardinale Rohan fu giudicato innocente, allontanato da corte ,fu mandato in esilio nell’abbazia di “La Chaise-Dieu”.

Jeanne de Valois fu condannata ad essere flagellata, marchiata a fuoco sul petto con la V di “voleuse”, ladra, e fu rinchiusa nella prigione  per le prostitute “La Salpetrière”.

Da lì riuscì a fuggire, si rifugiò a Londra, dove scrisse le sue memorie, in cui accusava la regina.

Pochi anni dopo, nel 1791, morì, caduta, o gettata, dalla finestra di un bordello.

Intanto la Rivoluzione,  già in atto , portò ad un rovesciamento dei ruoli: prima  il re Luigi XVI, poi la regina Maria Antonietta, furono mortificati, umiliati ed infine giustiziati, dopo un processo -farsa, dai loro stessi sudditi.

 L’ex regina, ormai vedova, fece il suo ultimo viaggio su una carretta, con le mani legate dietro  la schiena tra i fischi della folla, fu ghigliottinata il 16 ottobre 1793 all’età di 37 anni.

La sua testa insanguinata, un tempo bionda e bella, fu tenuta in alto perché la sua morte potesse essere festeggiata dalla gente accalcata intorno al patibolo di Place de la Révolution, oggi Place de la Concorde.

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