Home Arte & Cultura “Il nome della rosa’: un ‘film capolavoro’ tratto da un ‘libro capolavoro’ di Umberto Eco

“Il nome della rosa’: un ‘film capolavoro’ tratto da un ‘libro capolavoro’ di Umberto Eco

by Redazione
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Dal  genio creativo di Umberto Eco e dalla maestosa regia di Jean- Jacques Annaud è nato un  giallo-thriller mozzafiato in cui si intrecciano brividi e cultura

“Il nome della rosa” è un film del 1986, diretto da Jean-Jacques Annaud, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Umberto Eco, con Sean Connery nel ruolo di Guglielmo da Baskerville e Christian Slater, attore allora 17enne e agli esordi, nel ruolo di Adso da Melk.

La vicenda

Nel 1327 in una sperduta abazia benedettina sulle Alpi, nell’Italia del Nord, è in programma un importante  incontro per discutere sulla povertà  e sull’ordine francescano, non ancora riconosciuto pienamente dalla Chiesa, ma il monastero, sede di una famosissima e misteriosa biblioteca, è sconvolto da una serie di terribili omicidi.

L’abate  chiede aiuto a Guglielmo da Baskerville, frate francescano, ex inquisitore e al suo novizio Adso da Melk , per scoprire chi si cela dietro queste morti misteriose: tutti i cadaveri dei monaci sono stati ritrovati con le dita e la lingua macchiate di un colore nero intenso. I monaci temono che dietro a questi omicidi ci sia l’opera del Maligno, ma il saggio Guglielmo spiega al giovane Adso:

“La sola prova dell’esistenza del Diavolo è il nostro desiderio di vederlo all’opera.”

La ricerca

Guglielmo inizia le sue indagini concentrandosi sull’ultima morte, quella di Adelmo, un giovane miniaturista :potrebbe anche trattarsi di un suicidio, ma mancano le prove.

Mentre Guglielmo continua le sue ricerche all’interno del convento ,Adso si imbatte  casualmente in una giovane ragazza del villaggio e , cedendo  ai propri impulsi, si unisce carnalmente con lei.

Il giovane, dopo tale episodio, è preda di molti dubbi in merito alla sua vocazione e riceve il conforto del suo maestro Guglielmo, che saggiamente gli dice:

“Quanto sarebbe quieta la vita senza l’amore…tanto sicura, tanto calma… tanto noiosa”.

I cadaveri

L’ assassino non si fa intimidire dai due investigatori presenti nel convento e ogni giorno viene ritrovato un nuovo cadavere, sempre con mani e lingue nere: in sette giorni sette cadaveri.

L’abate, sempre più preoccupato, toglie l’indagine a Guglielmo e lo affida  all’Inquisitore domenicano Bernardo Gui, rappresentante del Papa , chiamato appositamente nel convento. Guglielmo però non interrompe le sue indagini e insieme al suo aiutante, il novizio Adso, concentra le ricerche nella biblioteca-labirinto del convento, sempre più vicino a scoprire la verità sul depravato ambiente monastico…

Un thriller gotico

Il film parla da solo: è un capolavoro perfetto in tutto.

Molte inquadrature del film sono delle vere e proprie opere d’arte, e gli attori sono formidabili: non solo Sean Connery,  con la sua inconfondibile serenità mista a saggezza, e Christian Slater, ma anche F. Murray Abrahams nel ruolo del frate cattivo Bernardo Gui e Ron Perlman nel ruolo di Salvatore, il gobbo.

Ottimo il montaggio, eccellente la fotografia, straordinarie le scenografi, avvincente la sceneggiatura e, dulcis in fundo, tanta suspence.

Si tratta di  un thriller medievale, pieno di esseri mostruosi e deformi, di accoppiamenti tra frati e campagnole e di presunti eretici bruciati vivi in piazza: è una “detective story” alla Sherlock Holmes, con il gusto della ricerca e dello scioglimento dell’enigma dei vari omicidi.  

Film avvincente, con imponenti scenografie italo-tedesche ed un eccellente fotografia, che ha avuto grande successo in tutta Europa, premiato con 5 David di Donatello e 3 Nastri d’Argento.               

Non si tratta solo di un thriller, ma di una vera e propria lezione di cinema.

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