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Jack lo Squartatore: caso chiuso o sempre aperto?

by Redazione
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Nell’anniversario della morte dell’ultima vittima del famigerato serial killer che ha insanguinato il quartiere londinese di White Chapel nel 1888, ricostruiamo le indagini, fino al recente, possibile, colpo di scena.

Centotrentadue anni fa, nella notte dell’8 novembre Mary Jane Kelly, una  donna giovane e bella, di 25 anni, entra suo malgrado nella storia.

Dal film “La vera storia di Jack lo Squartatore – From Hell”, le cinque vittime del serial killer

E’ una prostituta, incinta di tre mesi, afflitta da alcolismo, che viene uccisa nella camera presa in affitto e il suo corpo è  smembrato, sfigurato, fatto a pezzi e i diversi organi sono sparsi in punti diversi della stanza. 

Si tratta del quinto -e ultimo- delitto di un serial killer che ha seminato il terrore a Londra.

I delitti di Jack lo Squartore

Il Daily Post riporta in prima pagina la notizia sugli omicidi di Elisabeth Strides e Catherine Eddowes

Nel 1888 a Whitechapel, periferia orientale di Londra, nell’arco di quattro mesi avvennero cinque efferati delitti, tutti firmati da una sola mano assassina.

Le vittime erano tutte donne, prostitute, alcolizzate, senza casa, facili prede della notte in quelle strade dove la polizia preferiva non fare controlli.

Era l’età vittoriana, epoca di fortissime contraddizioni, tra puritanesimo e prostituzione, tra moralismo  aristocratico- borghese  e spietata  povertà delle periferie.

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L’omicida alle sue vittime tagliava la gola, fin quasi a decapitarle, incideva il ventre con precisione chirurgica per asportare alcuni organi (sempre l’utero), le privava delle viscere per distribuirle sul corpo martoriato, come per allestire ogni volta la medesima macabra scenografia.

Compiuto il massacro, lo Squartatore spariva nel buio delle nebbiose notti londinesi, come un fantasma, portando con sé l’arma del delitto, mai ritrovata dagli investigatori.

Era la prima volta che la capitale britannica diventava scenario di delitti così brutali e i londinesi erano terrorizzati: al misterioso assassino i giornali diedero il soprannome di Jack lo Squartatore.

La lettera “Dall’Inferno”

La lettera “Dall’inferno” – Fonte Internet

L’assassino amava prendersi gioco della polizia, sicuro di poterla tenere in scacco con l’astuzia.

Mandava lettere a Scotland Yard e alle principali agenzie di stampa  britanniche. La più famosa è la famigerata lettera dal titolo “Dall’inferno”, inviata il 15 ottobre 1888 al capo della Vigilanza di Whitechapel, George Lusk.

Il tono è beffardo e “allegata” alla lettera  c’era una boccetta di vetro con metà di un rene umano conservato nell’alcol:

“Signor Lusk,

Signore,

Vi mando mezzo rene che ho cavato da una donna, conservato per voi.

L’altra metà me la sono fritta e mangiata. Era buonissima.

Se volete vi mando il coltello insanguinato che ho usato se potete aspettare ancora un altro po’. 

Firmato 

Provate a prendermi se ne siete capace, Signor Lusk

La lettera “Dall’inferno” è conservata nei registri del servizio di polizia metropolitana di Londra.

Il clamore mediatico fu enorme. La stampa definiva l’assassino un mostro, un demonio  e il terrore si diffondeva sempre più. Jack usava la stampa   per crearsi una fama e costruire il mito di se stesso.

Gli indizi

Johnny Deep, nei panni dell’investigatore Abberline, che nel film “La vera storia di Jack lo Squartatore – From Hell” indaga sui cruenti delitti di Jack lo Squartatore

Le lettere del killer erano l’unico indizio nelle mani degli investigatori: indicavano che Jack sapeva scrivere, cosa non comune a quei tempi a Whitechapel, ed era acculturato.

Verosimilmente apparteneva ad una classe sociale elevata, e forse frequentava la Londra aristocratica. 

La sua calligrafia era accurata e il suo lessico presentava degli americanismi: si pensò quindi ad un giornalista americano corrispondente da Londra, ma questo iniziale sospetto rimase del tutto privo di riscontri.

Il nome e il volto di Jack lo Squartatore sono ancora oggi un mistero, nonostante accreditati storici, criminologi e ricercatori abbiano lavorato a lungo per sciogliere l’enigma.

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Compiuto il quinto omicidio la mano dell’assassino si fermò: la ricerca per identificarlo invece continuò e non si è mai fermata fino ai giorni nostri.

Raccogliendo gli indizi che Jack ci ha lasciato, possiamo dire che era uno che conosceva benissimo le viuzze e gli angoli più oscuri della East End di Londra e aveva una certa competenza  sull’anatomia del corpo umano, visto che sapeva eviscerare e sradicare organi con destrezza e velocità. 

L’ identità dell’assassino

La concentrazione degli omicidi durante i fine settimana e le zone in cui ha colpito l’assassino, a pochi isolati di distanza l’una dall’altra, hanno fatto facilmente concludere che lo Squartatore avesse un impiego regolare nel quartiere
Fonte: Internet

Dalla descrizione dei testimoni ascoltati, Jack era di media statura, un signore distinto con cappello e mantello neri ed una valigetta dove teneva sicuramente “gli attrezzi”. Aveva lunghi baffi, ma questa era una moda del tempo.

Poteva venire dai quartieri bene della capitale, ma capitava spesso che uomini benestanti da Londra si spostassero in periferia alla ricerca di prostitute.

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Sulla base del profilo psicologico delineato dalla polizia londinese il pluriomicida poteva essere un chirurgo o anche un macellaio.

Certo, data la violenza che esercitava sulle povere vittime, doveva odiare fortemente le donne e si supponeva potesse essere un maniaco sessuale,  o forse  un malato di sifilide che si accaniva contro le “untrici” della malattia che lo stava uccidendo.

Il nome “Jack lo Squartatore” è tratto dalla firma in calce del serial killer in una lettera pubblicata nel periodo delle uccisioni e indirizzata alla Central News Agency da un soggetto anonimo che asseriva di essere l’assassino.

La pista medico-chirurgica

Il primo ad essere incolpato fu il dottor Michael Ostrog, secondo Scotland Yard “medico russo, incriminato e rinchiuso in manicomio in quanto sessuomane omicida”.

In realtà Ostrog fu incarcerato numerose volte per furti e frodi, ma non si trovarono le prove che lo collegassero a crimini di altro tipo.

Il secondo indiziato fu Robert Stephenson, un medico-stregone che praticava riti di magia nera.

I sospetti ricaddero su di lui in considerazione del fatto che i massacri di Whitechapel potevano sembrare riti esoterici: tuttavia non c’erano prove e la polizia ben presto fu costretta a rilasciarlo.

Ad entrare nel mirino degli investigatori fu poi Francis Tumelty, americano di origini irlandesi, che faceva il terapeuta con erbe indiane.

Fu uno degli indiziati più tallonati dalla polizia: nelle lettere di Jack infatti c’erano degli americanismi.

Inoltre, una notte, una vicina di casa lo vide rientrare con le mani insanguinate: si venne infine a sapere che il terapeuta aveva conservato in un laboratorio di Washington una collezione di uteri umani.

Tumblety fu arrestato ma liberato dopo poco e riuscì a fare perdere le sue tracce  in Francia.

Di lui non si seppe più nulla.

Questa improvvisa uscita di scena è simile a quella di Jack lo Squartatore che, dopo il quinto delitto, si fermò.

La pista reale

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 L’ipotesi più intrigante è che Jack appartenesse alla cerchia dei familiari della regina Vittoria.

Uno dei sospettati fu niente meno che Sua Altezza Reale Alberto, duca di Clarence, nipote della regina Vittoria e figlio del futuro re Edoardo VII.

La polizia londinese aveva scoperto a Londra, a Cleveland Street, un postribolo di lusso frequentato anche da omosessuali.

Tra i clienti si sussurrava ci fosse il duca Alberto che, per la sua delicatezza di modi, era da alcuni considerato omo o bi-sessuale.

La sua prematura morte fece nascere molte leggende metropolitane, non ultima quella che sarebbe stato un complotto di Palazzo, con la presunta complicità della Regina, a volerlo togliere di mezzo.

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Ci fu chi sostenne, in seguito, che il duca potesse essere il responsabile degli omicidi e che li avesse compiuti dopo essere impazzito a causa della sifilide, contratta da  una prostituta.

Fu chiaro che il sospetto era senza fondamento quando si scoprì che, nel periodo degli omicidi di Jack lo Squartatore, il duca Alberto si trovava a Balmoral, in Scozia, lontano da Londra e  che non aveva mai avuto la sifilide.

La ricerca mai interrotta di Scotland Yard

Secondo l’FBI, che, in tempi recenti ha esaminato il profilo psicologico di Jack lo Squartatore, molto probabilmente egli aveva un qualche difetto fisico o forse era afflitto da qualche grave malattia, entrambi condizioni che potrebbero aver causato in lui una grande frustrazione o rabbia

Anche se gli omicidi si erano interrotti, il terrore per il serial killer continuava a serpeggiare a Londra.

Per questo Scotland Yard continuò comunque a cercare il colpevole.

Fu allora che entrò nel mirino degli investigatori Aaron Kosminski, ebreo polacco di 23 anni, che si era trasferito a Londra in concomitanza con l’inizio dei delitti.

Kosminski lavorava a Whitechapel come barbiere: nella sua  bottega c’erano rasoi e coltelli in grado di infliggere ferite mortali simili a quelle rinvenute sui corpi delle prostitute.

Come insolita divisa di lavoro, egli usava un grembiule di cuoio: proprio di questo  oggetto sinistro  Jack aveva parlato una volta in una lettera.

Il giovane soffriva inoltre di turbe psichiche, odiava le donne, conosceva l’inglese ma non da madrelingua: finì i suoi giorni in manicomio, senza essere mai stato portato in tribunale per i delitti di Whitechapel, in mancanza di evidenze probatorie.

La soluzione proposta da Patricia Cornwell

Nel 2002 la celebre scrittrice statunitense Patricia Cornwell ha pubblicato un libro dal titolo “Ritratto di un assassino: Jack lo Squartatore-Caso chiuso” nel quale identifica il serial killer nel pittore inglese Walter Sickert (1860-1942).

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La Cornwell, autrice di gialli,  ha studiato per più di un anno la figura di Jack lo Squartatore e la serie di quadri di Sickert, dedicati all’omicidio di una prostituta.

Nei quadri dell’artista sono raffigurati uomini vestiti, seduti vicino a donne nude, sdraiate su letti, con segni di tagli intorno alla gola.

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Flashback #ILikeMysteries

Un post condiviso da Patricia Cornwell (@1pcornwell) in data:

La scrittrice afferma che alcune delle donne rappresentate da Sickert, nude e sgozzate, sarebbero le sue stesse vittime.

Il pittore viene da lei descritto come psicopatico, misogeno e parzialmente impotente a causa di una malformazione al pene, che si tentò di correggere con un doloroso intervento senza anestesia da bambino.

“Forse  l’omicidio e la mutilazione erano il modo per esprimere la sua rabbia e la sua frustrazione”

– sostiene la Cornwell.

La sua tesi, seppur suggestiva, non è stata accettata dagli studiosi di criminologia che hanno studiato i delitti di Whitechapel.

Colpo di scena nel 2014

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Pochi anni fa, tuttavia, è rientrato nelle indagini proprio il barbiere polacco Aaron Konsminky.

Nel 2007 infatti l’uomo d’affari Russell Edwards ha acquistato all’asta il presunto scialle di Catherine Eddowes, seconda vittima di Jack lo Squartatore. L’indumento, macchiato di sangue, sarebbe stato trovato accanto al corpo della Eddowes che fu massacrata la notte del 30 settembre 1888 nel quartiere londinese di Mitre Square.

Subito dopo Edwards ha contattato i ricercatori della Liverpool John Moores University perché facessero il test del DNA.

Nel 2014, grazie alle nuove tecnologie moderne, questi scienziati sono riusciti ad individuare il DNA e, come all’epoca ha riferito il Daily Mail, confrontandolo con quello dei discendenti di Kosminski, sono  arrivati a dire che il barbiere e Jack lo Squartatore sarebbero la stessa persona.

Questa identificazione  è stata molto criticata dalla comunità scientifica, che non l’ha mai accettata per motivi tecnici.

Da questo punto inizia un altro giallo, che approfondiremo nel prossimo articolo dedicato al caso.

Quello che è certo è che Jack lo Squartatore potrebbe essere ognuno dei sospettati o nessuno di loro.

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