Home Arte & Cultura La “Primavera” di Botticelli: iconica, misteriosa, sublime

La “Primavera” di Botticelli: iconica, misteriosa, sublime

by Redazione

E’ una delle “star” alla Galleria degli Uffizi e davanti a lei è impossibile non restare ammaliati. Tuttavia quest’opera, simbolo del trionfo della vita e dell’amore, nasconde misteri che nessuno è ancora riuscito a chiarire, tra cui uno legato ad un “gossip d’antan“.

Per vederla dal vivo turisti ed appassionati provenienti da tutto il mondo sono disposti a fare la fila per ore: poterla ammirare vis-à-vis è un’emozione indescrivibile.

La Primavera di Botticelli esercita  tutt’oggi un fascino straordinario  per la sua bellezza, per l’armonia e la perfezione delle forme, ma  anche per i tanti misteri che la circondano e che non sono stati ancora completamente svelati . 

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In un boschetto di aranci

L’opera mostra nove figure inserite in un classico giardino all’italiana, caratterizzato da un agrumeto e dalle più svariate specie di fiori (80 riconosciute) e va letta da destra a sinistra.

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A destra  Zefiro, dio dei venti, rapisce per amore la ninfa Clori e la mette incinta: dalla bocca della ninfa  esce un ramo di fiori  ed ella rinasce ,trasformata in Flora, dea della fioritura, che rappresenta la primavera stessa nel suo splendido abito fiorito,  e sparge i fiori che porta in grembo.

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Al centro della composizione c’è Venere, la dea dell’amore e della bellezza, castamente vestita col drappo rosso e verde su una veste setosa, anche lei gravida.

Sopra di lei vola suo figlio, Cupido, che, bendato, scocca la freccia che fa innamorare: da questo nasce il detto “cieco d’amore”.

A sinistra di Venere le tre Grazie, vestite di veli leggerissimi ,che danzano intrecciando le dita.

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Chiude il gruppo a sinistra Mercurio, messaggero degli dei, che con la sua verga scaccia le nubi dal cielo, per preservare un’eterna primavera.

Un capolavoro di cui sappiamo pochissimo

Il titolo, che mancava al quadro, gli fu attribuito  da Giorgio Vasari, celebre artista e critico del XVI secolo che  lo vide nel 1550 presso la Villa di Castello e lo intitolò “Primavera”.

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Gli esperti non sono mai riusciti a risalire all’anno esatto in cui questo capolavoro sarebbe stato realizzato. Hanno però stabilito che dovrebbe collocarsi tra il 1475 e il 1486, quando il Botticelli era un artista maturo, noto e celebrato. Era nato infatti nel 1445.

Chi era il committente-destinatario?

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La straordinaria scena rappresentata è stata creata in occasione di un matrimonio: quello di Lorenzo de’ Medici, cugino del Magnifico con la ricchissima Semiramide Appiani, figlia del signore di Piombino: una delle Grazie, quella al centro, ha le sue sembianze.

Ma fu un ripiego: in realtà il quadro era destinato a Giuliano de’ Medici, fratello del Magnifico che aveva sposato segretamente Fioretta Gorini e da lei aspettava un figlio, il futuro Papa Clemente VII.

Giuliano morì nella congiura dei Pazzi, la famiglia di banchieri che aveva ordito una congiura contro Lorenzo il Magnifico.

Il significato misterioso: un omaggio a Lorenzo il Magnifico o un simbolo dell’ottimismo ispirato del Rinascimento?

E’ anche per il significato, mai chiarito del tutto,  che “La Primavera” viene ritenuto uno dei quadri più misteriosi della storia dell’arte. 

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Secondo alcuni studiosi,  questa icona del Rinascimento ha implicito un omaggio a Lorenzo il Magnifico  e la danza delle Grazie ricorderebbe un ballo basato sul passo doppio , inventato proprio da Lorenzo.

Tuttavia un’altra interpretazione è molto convincente per una parte degli esperti.

Infatti il quadro ha al centro Venere, la dea della bellezza e dell’amore: a questo simbolo del trionfo delle vita si ispirarono molti letterati che ruotavano intorno alla corte di Lorenzo il Magnifico, tra cui il grande umanista Poliziano.

Nelle opere di questi illustri uomini d’arte e di lettere Venere diventa simbolo di rinascita, diventa “humanitas” e assume un significato allegorico: indica le attività spirituali più nobili che qualificano l’uomo, possibile artefice di un  mondo migliore.

Forse anche Botticelli ha voluto rappresentare l’ ottimismo e la fiducia nell’uomo  che guidava gli intellettuali e i filosofi del Rinascimento.

Un gossip d’antan: Simonetta Vespucci, la donna più bella del Rinascimento fiorentino

Simonetta Vespucci
Fonte : Twitter

Un’altra domanda alla quale hanno dovuto rispondere storici dell’arte e critici è stata chi fosse stata la musa ad ispirare Botticelli per la raffinata ed impareggiabile bellezza di Venere.

Pare che la gentildonna in questione fosse Simonetta Vespucci.
Considerata la più bella donna della sua epoca, Simonetta fu soprannominata ‘la senza pari’ (sans pareille). Andata sposa a 16 anni al giovanissimo sposo Marco Vespucci morì di tisi a soli 23 anni.

Ritratto di Sandro Botticelli
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La Vespucci e Botticelli si conobbero perché abitavano nello stesso rione di Firenze; i rumor del tempo raccontarono che l’artista era talmente tanto innamorato della ragazza che, anche dopo la sua morte della giovane, continuò ad ispirarsi a lei per i volti femminili, attingendo ai ricordi che ne conservava.

Molti studiosi, sostengono che la figura femminile attorno a cui ruotò tutta la vita dell’artista fosse quella di sua madre e che quindi  l’ipotesi di una relazione tra Sandro (secondo alcuni probabilmente omosessuale) e Simonetta è improbabile.

Tuttavia pare che, alla sua morte, Botticelli  lasciò la richiesta scritta di essere sepolto ai piedi della donna: la tomba del pittore, infatti, si trova nella Chiesa di Ognissanti, patronata dalla famiglia Vespucci.

La tomba di Simonetta, però, non esiste più perché fu portata via da una delle tante piene dell’Arno, che aveva invaso la chiesa.

Fonte immagine in evidenza: Twitter

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