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La strage di Capaci negli scatti e nel racconto dei fotografi

by Redazione
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Il luogo dell’attentato a Giovanni Falcone è stato documentato e raccontato dai fotoreporter accorsi sul posto. Anche se ci sono foto che sembrano essere sparite.

Il 23 maggio 1992 l’autostrada A29, all’altezza dello svincolo per Capaci sembrava un luogo di guerra: a raccontarlo per primi sono stati i fotografi accorsi sul posto, con i loro scatti e, nel tempo, con le loro parole.

Un’immagine aerea del luogo della strage, l’autostrada A29 all’altezza dello svincolo per Capaci

Il racconto di Tony Gentile.

Il celebre fotoreporter palermitano Tony Gentile è stato l’autore di alcuni fra i più noti scatti della strage di Capaci.

La percezione di sconvolgimento l’abbiamo avuta quando siamo arrivati sull’autostrada” ha raccontato negli anni successivi Gentile. “Abbiamo dovuto percorrere un lungo tratto a piedi perché l’autostrada era bloccata. Già parecchie centinaia di metri prima c’erano pezzi di asfalto buttati sull’autostrada: lì abbiamo cominciato a chiederci cos’era successo”. Il fotoreporter ha documentato l’enorme cratere aperto dall’esplosivo sulla carreggiata, i pezzi di autostrada volati via e l’automobile di Giovanni Falcone, completamente sommersa dal terreno, sulla quale le persone camminavano. “Quell’autostrada sventrata non la dimenticherà mai” ha ammesso Gentile.

L’autostrada e le automobili su cui viaggiavano Giovanni Falcone e la sua scorta devastate dall’esplosione. Foto di Tony Gentile

Il mistero del rullino scomparso.

I Carabinieri sul luogo della strage (Photo Credit www.luinonotizie.it)

Ci sono però anche altre foto, scattate nell’immediatezza dell’esplosione, che non sono mai state viste. Sono quelle di Antonio Vassallo, noto fotografo residente a pochi passi dal luogo dell’attentato, fra i primi ad accorrere sul posto. Vassallo ha spiegato in più occasioni (prima al Tg2, poi nel 2015 al Tg3) di avere scattato a raffica un intero rullino di foto, che però due uomini, presentatisi come agenti dei servizi segreti, si erano fatti consegnare. Nonostante i ripetuti tentativi Vassallo non è mai riuscito a recuperare il rullino.

Così, nel 2017, in un’intervista con il primo canale della tv pubblica tedesca, Das Erste, Vassallo ha raccontato dettagli inediti (come riferito da IlSicilia.it):

Appena ho sentito l’esplosione ho visto un enorme nuvola di fumo. Mentre mi avvicinavo, vidi il grande cratere… Falcone aveva gli occhi semi-aperti, e il suo sguardo sembrava dire: “Mascalzoni, ce l’avete fatta ad ammazzarmi”. Scattai delle fotografie che furono subito sequestrate da due agenti in borghese dei servizi segreti. Di queste fotografie non c’è più traccia. Sono state fatte sparire. Una cosa scandalosa”.

Dopo aver scattato le foto due tizi mi sventolarono un tesserino in faccia e, dopo avermi strattonato, mi obbligarono a consegnare il rullino. Glielo diedi convinto di poter dare una mano alle indagini… Dopo anni di silenzio decisi di andare a raccontare tutto a Ilda Boccassini (pubblico ministero amica di Giovanni Falcone che indagava sulla strage n.d.r.).  Lei cadde dalle nuvole sentendo la mia storia: del rullino non c’è più traccia. Il giorno fui convocato dal questore Arnaldo La Barbera che si scusò dicendomi che il ritardo era dovuto al fatto che l’agente aveva dimenticato il rullino in tasca. Ma le foto non arrivarono mai alla procura di Caltanissetta. Non sono più saltate fuori“.

Antonio Vassallo aveva forse, inconsapevolmente, fotografato qualcosa che non avrebbe dovuto? Probabilmente non lo sapremo mai.

La ricostruzione dell’autostrada è avvenuta in tempi brevi e, poco dopo il ripristino, qualcuno ha dipinto il guard rail con vernice rossa, scrivendo “NO MAFIA”. Nel 2004 è stato inaugurato il monumento commemorativo della strage: due obelischi, uno per carreggiata, orientati in modo che i nomi delle vittime siano leggibili in entrambe le direzioni di marcia.

Le immagini di quel pomeriggio lungo l’autostrada A29, all’altezza dello svincolo per Capaci, non si cancelleranno però mai dagli occhi e dalle coscienze degli Italiani, come non si cancellerà mai il ricordo di quei servitori dello Stato che hanno pagato con la vita la loro lotta al crimine organizzato.

Il monumento ai caduti della “Strage di Capaci”

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