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Maria Antonietta e i fantasmi del Petit Trianon

by Redazione

L’incredibile avventura di Charlotte Anne Moberly ed Eleanor Jourdain durante un viaggio a Versailles: esperienza paranormale, viaggio nel tempo o allucinazioni?

Maria Antonietta, ultima regina di Francia,  donna bellissima  la cui  storia  personale e sentimentale è tragicamente intrecciata ad uno dei momenti – chiave della storia moderna, continua ad essere una figura talmente iconica da avere colpito l’immaginario collettivo che, nel corso dei secoli, ne ha creato un vero e proprio culto.

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Tuttavia sorprende, ma forse non più di tanto, che “Sua Maestà” sia diventata protagonista di un’esperienza ai limiti del paranormale capitata ad Anne Moberly e Eleanor Jourdain, due accademiche britanniche, colte e provenienti da famiglie della buona borghesia inglese, che hanno desiderato tramandare a i posteri il ricordo di quanto a loro capitato.

Temendo per la propria reputazione, le due signore hanno però voluto che i loro nomi fossero resi pubblici soltanto dopo la loro morte.


Charlotte Anne Moberly ed Eleanor Jourdain

Si tratta di una storia che  ha dell’incredibile e che, ancora oggi, suscita pareri molto contrastanti.

“L’Incidente Moberly-Jourdain”: strani incontri a Versailles

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Il 10 Agosto del 1901 Anne Moberly e Eleanor Jourdain, rispettivamente  la preside e la vicepreside del college St. Hugh di Oxford, si trovavano in visita a Versailles, nel corso di quella che avrebbe dovuto essere una normale vacanza.

Moberly e Jourdain stavano passeggiando nei giardini di Versailles e, ad un certo punto si smarrirono, alla ricerca del  Petit Trianon,  il rifugio preferito di Maria Antonietta, dove la regina soleva trascorrere le sue giornate.

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Vagando alla ricerca della perduta via, le due donne superarono una piccola casa colonica e, sul loro cammino, incrociarono  due uomini che indossavano una veste grigio-verde e un cappello a 3 punte.

Chiesero loro la direzione per il Petit Trianon e questi indicarono un sentiero da seguire. La sensazione provata da Moberly e Jourdain , avvicinandosi a queste figure, venne successivamente descritta come di “angoscia, oppressione e tristezza”.

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Seguendo le indicazioni, le donne giunsero ad una sorta di gazebo all’ombra di un gruppo di alberi. In piedi, al centro del gazebo si accorsero che un uomo, dall’espressione torva e con il volto butterato dal vaiolo, le stava fissando.

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All’improvviso,  qualcuno che non riuscirono bene a guardare in faccia, gli passò dietro e gli disse di andare subito via perché quella non era la strada giusta.

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Fecero quindi marcia indietro ed oltrepassarono un ponte che le condusse a quello che, presumibilmente, doveva essere il Petit Trianon dove notarono, seduta su uno sgabello davanti all’edificio principale, una donna in abiti antichi e con una sciarpa verde sbiadita al collo.

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Sopraggiunse in quel momento  un valletto, per servire da bere alla signora e spiegò alle due accademiche  che l’ingresso era sul retro.

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 La sensazione di tristezza che in precedenza le aveva attanagliate era divenuta ancora più acuta.

Confuse, spaesate e oppresse da un’inspiegabile sensazione di angoscia, Moberly e Jourdain tornarono indietro.

Coincidenze inquietanti

Nei giorni successivi le due donne discussero tra di loro di questi incontri  e, con  grande stupore, si accorsero che alcune delle figure che Moberly aveva visto non erano stato viste da Jourdain e viceversa.

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Scoprirono inoltre che la loro visita alla reggia era caduta  esattamente nel giorno dell’anniversario del “massacro delle Tuileries”, nel corso del quale più di 300 guardie svizzere erano state barbaramente massacrate dal popolo, davanti a Maria Antonietta e Luigi XVI.

Infine, esaminando ritratti e documenti, si imbatterono in un dipinto raffigurante una donna  identica alla signora con gli abiti antichi incontrata al Petit Trianon: si trattava della regina Maria Antonietta, che proprio in quel punto aveva saputo della gogna pubblica che l’attendeva di li a poco.

La paura di raccontare l’esperienza vissuta

Temendo di compromettere irrimediabilmente la buona reputazione che vantavano in ambito accademico, Moberly e Jourdain preferirono mantenere l’anonimato ma decisero, comunque di mettere per iscritto il racconto dell’esperienza del tutto straordinaria che avevano vissuto (“An Adventure” – 1911).

Firmarono il libro con degli pseudonimi (Elisabeth Morison e Frances Lamont).

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In questo racconto le due donne spiegarono di essere assolutamente convinte che si era trattato di un’esperienza reale: quanto da loro visto era infatti uno spaccato della Versailles di 100 anni prima, che loro non potevano conoscere perché  da allora la reggia era notevolmente cambiata.

Inoltre il ponte che avevano oltrepassato per arrivare al Petit Trianon esisteva nel 1789 ma nel 1901 era già stato smantellato.

I due uomini in verde corrispondevano alle descrizioni delle guardie svizzere che dovevano proteggere la famiglia reale e l’uomo con il viso butterato aveva le esatte sembianze del conte di Vaudreuil.

Infine la porta da cui era uscito il cameriere per servire da bere alla signora al momento della loro visita a Versailles era già stata murata da molto tempo.

Pura allucinazione in buona fede?

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Quando, dopo la loro morte, i nomi di Moberly e Jourdain diventarono di pubblico dominio, questa storia suscitò un grande clamore e la vita delle due fu passata al setaccio da psicologi, storici e giornalisti.

C’è chi messo in dubbio il rigore delle indagini che le accademiche avevano fatto dopo la visita a Versailles, sostenendo che le loro fonti erano inaffidabili e che i loro informatori non erano mai stati nominati.

Lo psicologo Leonard Zusne ha suggerito che l’incidente sia stata un’ esperienza allucinatoria elaborata nel tempo attraverso le informazioni raccolte da Moberly e Jourdain dopo il fatto. 

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Un nucleo di mistero rimane sia per quanto riguarda gli aspetti paranormali di questa storia che in relazione alle dinamiche psicologiche all’interno della coppia.

In ogni caso, se le due donne erano alla ricerca di un’idea per attrarre l’attenzione del pubblico, hanno raggiunto il loro obiettivo: la  loro avventura è diventata  un film per la televisione, dalla Anglia Television Production, Miss Morison’s Ghosts, scritto e prodotto da Ian Curteis e diretto da John Bruce, nel 1981.

La BBC ha trasmesso una drammatizzazione radiofonica di 90 minuti nel 2004 e nel 2015.

Il fascino dell’ultima regina di Francia e della sua vicenda umana e istituzionale continua ad essere intramontabile.

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