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Monica Vitti: una Diva mai dimenticata

by Redazione
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Monica Vitti, una delle più grandi attrici italiane, unica per bravura, simpatia e bellezza, è rimasta nel cuore di tutti gli italiani per le sue indimenticabili interpretazioni, anche se da un ventennio  vive lontana dal suo pubblico

Nata a Roma  da padre romano e madre bolognese, scoprì il suo amore per il teatro durante la guerra, come racconta lei stessa nel suo libro autobiografico “Il letto è una rosa”, mentre giocava con i burattini per far divertire i suoi fratelli e far loro dimenticare quei tempi bui.

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Nel 1953 frequentò l’Accademia d’Arte drammatica, equivalente all’Università per un attore, e lì riuscì a scoprire la sua versatilità.

L’alias Monica Vitti

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Decise poi di seguire l’invito del suo maestro di recitazione Sergio Tofano che la consigliò di darsi un nome più “artistico” : il suo vero nome era infatti Maria Luisa Ceciarelli,” un po’ burino” diceva con il suo solito spirito ironico l’attrice.

Infatti, mentre stava bevendo un caffè al bar scelse, del tutto casualmente,  il nome che c’era nel libro che stava leggendo.

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Per il cognome pensò invece di abbreviare quello della madre, che si chiamava Vittiglia e  che aveva perduto molto presto: nacque così il suo nuovo nome, Monica Vitti.

Il rapporto con Antonioni

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Donna bellissima, ironica ed affascinante, con la sua voce roca e vibrante e il suo innato talento  è diventata celebre  a livello internazionale nei ruoli drammatici con la “tetralogia dell’incomunicabilità” firmata da Michelangelo Antonioni con i film intramontabili ” “L’avventura” (1960), “La notte” (1961),“L’eclisse” ( 1961) in coppia con un tenebroso e convincente Alain Delon ( qui abbiamo parlato di lui) e “Deserto rosso” (1964).

L’incontro con  questo  regista  segnò un  periodo molto importante nella vita di Monica che dirà: “Fare un film con Antonioni è sempre un’avventura”.

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Tra il regista e l’attrice si creò un legame molto forte: lui costruì personaggi  su  misura per Monica, lei interpretò e penetrò in quei personaggi  pensati e creati per lei .

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Antonioni divenne anche il primo grande amore della  Vitti e questo legame durò quattro anni.

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L’ attrice raccontò che, alla presentazione al Festival di Cannes del loro primo film sull’incomunicabilità, il pubblico in sala rideva perché non ne capiva il senso.

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Monica spiegò che da quella sala era uscita piangendo, perchè tutto il lavoro  di mesi, lo scavo e l’indagine psicologica non erano stati capiti.

La mattina dopo, però, quando Antonioni e la Vitti scesero nella hall dell’albergo, trovarono una lunga lettera, con le firme dei più importanti critici cinematografici e registi presenti a Cannes, che ringraziavano  entrambi per aver creato il film più bello visto quell’anno a Cannes. 

Un carosello di personaggi dalla comicità eccezionale

La carriera di Monica Vitti non si ferma al personaggio della bionda fatale : l’attrice seppe trasformarsi in una grande comica e mattatrice, capace di tener testa con i suoi successi a mitici colleghi come Alberto SordiUgo Tognazzi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi.

Nella Hollywood sul Tevere, che è Cinecittà  negli anni Sessanta e Settanta, l’attrice diede vita a personaggi indimenticabili come Dea Dani in “Polvere di stelle” di Alberto Sordi, che canta  “Ma ndò Hawai se la banana non ce l’hai” o quello di Raffaella che scrive lettere d’amore al professor Valerio  in “Amore mio aiutami” con un  Alberto Sordi, suo marito, che prima accetta quello strano innamoramento, poi reagisce e la riempie di botte.

Monica commentava ironica: “Io ho paura che resterò famosa  per le botte. Come le prendo io non le prende nessuno! E ne ho prese tante!” 

Le botte erano infatti talmente tante che l’attrice ebbe bisogno  di una controfigura  e la controfigura fu una giovanissima Fiorella Mannoia!

Nei suoi quasi quarant’anni di carriera, l’attrice ha ricevuto numerosi premi: cinque David di Donatello come miglior attrice protagonista, tre Nastri d’Argento, dodici Globi d’oro e un Leone d’oro alla carriera  nel 1995 al Festival del Cinema di Venezia.

 Soddisfatta per quel riconoscimento la Vitti  in quell’occasione aveva detto:

“Ora posso volare. Ho iniziato  a 14 anni, recitare era ed è la mia vita, è come continuare a giocare fino a novanta, novantacinque anni. Il mestiere che sappiamo fare bene è il cinema”.

Una malattia degenerativa

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Aveva ragione ma le cose non sono andate così purtroppo: dal 2002 questa artissta straordinaria è scomparsa dalle scene a causa di una malattia degenerativa che “si infiltra e sbriciola la memoria”,  spiega il marito Roberto Russo

I social si interrogano da tempo sul suo stato di salute ed è stato il marito, regista e fotografo, sposato in Campidoglio nel 2000 dopo un fidanzamento durato 27 anni, a spiegare che Monica non è in una clinica svizzera, come si vociferava, ma vive a Roma nella loro casa, insieme a lui, che la assiste, anche se ormai si intendono e comunicano solo con gli occhi.

Il 3 novembre Monica ha compiuto 89 anni e in libreria è comparso un omaggio per lei, un libro  edito da Feltrinelli della scrittrice romana Eleonora Marangoni , dal titolo enigmatico ” E siccome lei”: si tratta di un viaggio tra 47 personaggi indimenticabili interpretati dalla Vitti al confine tra il racconto del film e la libera interpretazione fantastica della scrittrice.

E’ la più recente prova tangibile che Monica Vitti è e rimarrà sempre un’attrice indimenticabile.

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