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Pierpaolo Pasolini: una morte annunciata

by Redazione
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Dopo 45 anni la verità sull’omicidio del regista, torturato e massacrato di botte e pugni la notte del 1 novembre 1975,  non è ancora stata svelata (VIDEO – GALLERIES)

Pierpaolo  Pasolini, poeta, scrittore, regista, giornalista e filosofo, è stato ucciso nella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975. Il (presunto)  responsabile è stato arrestato subito dopo, ma dopo 45 anni, la verità sul caso non è ancora stata svelata e gli interrogativi restano: è stato davvero il giovane Pino Pelosi, allora appena 17enne,  ad ucciderlo?

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Oppure Pasolini è stato vittima di un tranello, o forse di un agguato?

Un intellettuale scomodo

Nel 1975 Pasolini aveva, al momento della morte, 53 anni: era  uno degli intellettuali italiani più conosciuti, più prolifici e più controversi: gli avversari più rozzi lo etichettavano come “frocio e comunista” .

Pasolini era di sinistra, una sinistra che egli criticava e da cui era criticato.

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Era omosessuale, ma non lo aveva mai voluto nascondere, fin da ragazzo, quando per questa accusa  aveva dovuto fuggire dalla provincia friulana dove la madre faceva la maestra  per rifugiarsi a Roma.

Pierpaolo rimase affascinato dalla ‘Città Eterna’ e fu attratto dalle periferie.

Per i giovani borgatari ebbe un vero culto.

Ragazzi di vita” , il suo primo romanzo, che racconta la vita dei ragazzi delle borgate romane, fu denunciato per oscenità; anche il secondo, “Una vita violenta” fu oggetto di molte contestazioni.

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Fu solo l’inizio di una serie di processi e sequestri, che lo scrittore affrontò con stoica freddezza. 

‘Accattone’: l’esordio cinematografico

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Pasolini voleva raccontare la verità e il cinema gli sembrava lo strumento più adatto: l’esordio cinematografico avvenne con “Accattone”, uno dei suoi film più significativi. L’ambiente era  ancora quello del sottoproletariato, gli interpreti erano stati scovati fra gli abitanti delle periferie, il regista a loro aveva semplicemente chiesto di essere loro stessi.

A causa della censura, il film fu ritirato dalle sale e poi vietato ai minori di 18 anni.

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Da quel momento in poi tutte le  pellicole di Pasolini subirono denunce e sequestri.

La giustizia italiana lo mise sotto accusa  ben trenta volte.

L’antefatto : gli inquietanti eventi che precedettero l’omicidio

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Ad agosto del 1975 venne rubata una parte della pellicola del suo ultimo film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” mentre era in fase di montaggio, forse a scopo di ricatto: uno dei tanti misteri degli ultimi mesi di vita dello scrittore.

Il 13 ottobre un attentato dinamitardo  fece esplodere la stazione telefonica  di casa Pasolini. Da tempo Pierpaolo riceveva lettere e telefonate minatorie: in più occasioni confidò agli amici di sentirsi in pericolo.

Da tre anni Pasolini stava lavorando ad un romanzo ,”Petrolio”, in cui gettava indizi sulla morte di Mattei, il presidente dell’Eni morto nel 1962 in un misterioso incidente aereo: più volte Pasolini aveva detto di sapere chi erano i mandanti, ma di non avere le prove.

Il delitto

Nella sera tra l’1 e il 2 novembre il regista, verso le 22.30, entrò nella sua amata Alfa Romeo GT 2000 di color grigio metallizzato , mise in moto  e andò inconsapevolmente verso la sua ultima notte.

Pier Paolo Pasolini – Fonte Twitter

Si diresse verso la Stazione Termini, dove individuò un bel ragazzo dai capelli ricci, Pino Pelosi.

Lo invitò a salire, gli offrì la cena  e poi  i due si recarono,  per appartarsi, all’Idroscalo di Ostia.

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All’una e trenta quella bella automobile non si trovava più all’Idroscalo ma stava correndo contromano a 150 km all’ora verso Roma.

Alla guida c’era Pino  Pelosi.

Bloccato dai Carabinieri, venne portato in caserma e poi al carcere minorile perché aveva solo 17 anni : l’accusa era di  furto d’auto.

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Alle prime luci dell’alba, alle 6.30, una passante vide sul lido di Ostia il corpo di un uomo: il viso era sfigurato, coperto da un impasto di sangue e melma, il torace schiacciato dalle ruote di un’auto, sulla camicia intrisa di sangue un’etichetta  della lavanderia con scritto “Pasolini“.

L’auto rubata da Pelosi era quella di Pierpaolo Pasolini. Interrogato il ragazzo confessò subito: aveva ucciso il grande regista per un rapporto sessuale non consensuale. Disse di averlo colpito più volte con una  spranga di ferro che era lì e di essere passato ,senza volere, in retromarcia sul  suo corpo.

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Il processo e la condanna

Sembrava tutto concluso ma, in realtà, nacquero subito i primi dubbi: da un lato un uomo robusto e atletico, torturato, coperto di sangue, con ferite in tutto il corpo, dall’altro un diciassettenne con i vestiti integri e un piccolo graffio sulla fronte.

Era difficile pensare che Pino Pelosi  potesse avere compiuto da solo quello scempio. 

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Al giornalista Furio Colombo, che stava cercando notizie sull’accaduto, un uomo che abitava in una baracca sul lido riferì a proposito di quella tragica notte:

” Erano in tanti, lo hanno massacrato quel poveraccio. Per mezz’ora ha gridato: mamma! mamma ! mamma! Erano quattro o cinque”.

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L’imputato Pino Pelosi fu condannato per “omicidio volontario in concorso con ignoti”.

I giudici in primo grado avevano quindi ritenuto che  Pelosi, quella notte, non poteva avere agito da solo.

L’appello e poi la Cassazione invece ritennero  Pino Pelosi l’unico responsabile dell’omicidio di Pasolini. 

Il colpevole o i colpevoli?

Pino Pelosi scontò  la pena e, nel 1983, uscì dal carcere.

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Ma, negli anni successivi, ogni tanto ci ritornò per altri reati: furti, rapine, ricettazioni.

Tante ipotesi continuarono a proliferare: la principale era quella secondo cui Pelosi si era preso la colpa perché minacciato da qualcuno.

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Nel 1994 Pelosi, intervistato da Franca Leosini a Storie maledette, ha confermato di essere stato da solo quella notte ad uccidere il regista.

Il 7 maggio 2005, a Ombre sul giallo, sempre a Franca Leosini Pelosi ha detto:

“Non sono stato io ad uccidere Pasolini. Ho vissuto nel terrore. Sono stato minacciato, io, mia madre, mio padre. Adesso loro sono morti. Sono solo e non ho più paura, perché anche queste persone saranno sicuramente morte o anziane”.

Pelosi ha raccontato che  Pasolini con lui si era comportato da “perfetto gentiluomo” ma poi erano sopraggiunti tre uomini che l’avevano tirato fuori dall’auto e l’avevano picchiato in modo inaudito.

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 Nel 2010 è stata riaperta l’ultima indagine giudiziaria sul caso Pasolini che si è conclusa così :

” E’ molto probabile”- sostiene il Giudice per le Indagini Preliminari –“la presenza di altre persone, ma non si può stabilire la loro identità”.

Pier Paolo Pasolini – Fonte Twitter

Il 20 luglio2017 Pino Pelosi è morto per un tumore ai polmoni, lasciandosi alle spalle un oceano di bugie e una marea di punti interrogativi   senza risposta certa.

(Credits immagine in evidenza: Pier Paolo Pasolini – Fonte Twitter)

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