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Stefano Accorsi : il cinema per (ri)abituare le persone alla bellezza

by Redazione
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L’attore bolognese è intervenuto alla rassegna“Sotto le stelle del cinema “in Piazza Maggiore a Bologna e ha parlato di quanto sia importante, mai come adesso, portare il cinema e i suoi valori culturali al centro, nelle piazze: “insieme il cinema è ancora più grande”

In occasione dell’omaggio a  Steve McQueen nei 90 anni dalla sua nascita, in Piazza Maggiore a Bologna è stato allestito “lo schermo più grande del mondo” e Stefano Accorsi ha presentato Getaway! di Sam Peckinpah (USA/1972), la cui proiezione è stata uno dei momenti più apprezzati della rassegna bolognese “Sotto le stelle del cinema “ ormai giunta alla 26esima edizione.

“Devo a Steve Mc Queen il mio nome”, ha raccontato l’attore bolognese,” Lui era l’attore preferito di mio padre. Mi ricordo che in casa avevamo una gigantografia di Steve Mc Queen in moto ne La Grande Fuga”.

In Piazza Maggiore (Bologna), in occasione della rassegna “Sotto le stelle del cinema”, è stato allestito lo schermo più grande del mondo

Con il suo intervento,  Accorsi ha introdotto la proiezione del film ma ha anche approfondito diversi aspetti del cinema contemporaneo.

Attori- produttori

Per i prossimi tre anni Stefano Accorsi è appena diventato ambasciatore delle Città d’arte e del Cineturismo dell’EMilia-Romagna

Una delle caratteristiche moderne del ruolo dell’attore, secondo Stefano Accorsi, è che si trovi a diventare lui stesso anche  produttore e partecipi in maniera importante all’ autorialità del film che interpreta:

“Il mestiere è cambiato tanto. In America  un l’attore può avere un potere molto forte su un film e  ci sono gli executive producer come Will SmithBrad Pitt e George Clooney.  

Per esempio Gabriele Muccino mi ha raccontato che, quando mancano 10 giorni dalla fine delle riprese, Will Smith non va più sul set perché inizia ad avere la nostalgia del set. E lo può fare.

Brad Pitt ha un approccio più sofisticato e partecipa alla scrittura con intelligenza. Nel  momento in cui è attore invece si lascia a dirigere mettendosi al servizio del film. Non tutti gli attori hanno questa capacità, magari  hanno grande capacità interpretativa ma non hanno grande capacità di lettura analitica di una sceneggiatura. Steve Mc Queen è stato uno dei primi casi importanti di attori che diventa anche produttore di un film con un controllo davvero forte.”

Il feeling tra attori sul set: uno scambio di energia

L’attore bolognese durante il suo intervento in Piazza Maggiore a “Sotto le stelle del cinema”

Getaway è anche un documentario su una storia d’amore”, spiega Accorsi.

Infatti è stato proprio durante le riprese che Mc Queen ha conosciuto e si è innamorato di Ali Mc Graw, poi diventata sua moglie.

“In tante immagini del film si vede l’intimità che si era creata tra i due ed è proprio questa la vera energia del film”, osserva il protagonista de “L’ultimo bacio” che racconta anche cosa succede sul set quando non si crea un buon feeling con un altro protagonista:

“E’ un problema, un vero problema; raramente mi è capitato di trovarmi male con un partner maschile o femminile ma quando ti trovi male è un guaio perché è un mestiere in cui fai finta, dove giochi ad interpretare una scena.

Se non c’è quel divertimento di farlo insieme, fai tantissima fatica e puoi creare un buon involucro ma qualcosa di profondo non passa.

Può funzionare a livello di immagine e di messa in scena ma non c’è un dialogo nel vero senso della parola. Io trasmetto energia a te e tu me la restituisci trasformata.

Se non c’è questo scambio di energia è terribile. E’ una delle cose che più mi distrugge il piacere di fare il film perché poi tu guardi ma non vedi occhi che ti guardano, vedi occhi che guardano dentro il proprio cervello.

Lì si blocca tutto ed è durissima. Quando invece  succede il contrario il mio è il mestiere più divertente del mondo.

Fare l’attore è noioso?

Stefano Accorsi è sposato dal 2015 con Bianca Vitali, classe ’91, figlia del giornalista toscano Aldo Vitali,. La coppia ha un figlio, Lorenzo, nato il 21 aprile 2017 e ora è in attesa del secondo figlio

L’ex volto dello spot Maxibon svela che diversi amici, andandolo a trovare sul set, si siano meravigliati dal fatto che il suo lavoro è molto meno eccitante di quanto possa sembrare da fuori:

“Tutti gli amici che vengono a vedermi lavorare sul set dopo 5 minuti mi dicono “Ma questo è il tuo mestiere? Ma non ti rompi le scatole?” Perché comunque per fare una scena che dura 3 minuti noi ci mettiamo 3 ore o mezza giornata.

 Non ti annoi a fare sempre la stessa cosa? – mi chiedono. Ma non è mai la stessa cosa quando la vivi dall’interno, è una ricerca continua, è un cambiare piccole cose che magari si vedono solo sullo schermo.

Questo mestiere vive di energia e di scambio e secondo me questo è il vero segreto .

L’Osteria Immaginaria di Stefano Accorsi: il segreto della “bellezza”

Il 21 gennaio 2014 Stefano Accorsi è stato insignito, in Francia, del titolo emerito di Cavaliere dell’Ordre des Arts et des Lettres

Per concludere il suo intervento,  Stefano Accorsi ha creato un breve racconto nel quale immagina che un gruppo di amici si trovi in un’osteria, in un’epoca pre- cellulari, pre-social, pre-covid per discutere dell’importanza di abituare le persone alla bellezza che le pellicole cinematografiche possano rappresentare, della necessità di portare (e di riportare, dopo la quarantena) il cinema nelle piazze:

Se questo fosse un film la prima scena potrebbe essere in un’osteria 30 anni fa quando si poteva ancora fumare e dopo un po’ tra il vino dentro e la cortina di nebbia fuori iniziavi a non distinguere più il confine tra realtà e immaginazione.

E’ una serata tra gli Anni 80 e gli Anni 90.

Non ci sono i cellulari.

La voce del mondo è la tv, piena di ballerine e comici e qualcuno teorizza che il pubblico medio abbia l’intelligenza di un dodicenne. E nella nostra osteria immaginaria uno dice: “Dobbiamo portare la cultura al centro, nell’agorà, mettere il grande cinema nel cuore della città , nella piazza”.

Bello… Ma chi ci verrà? Tutti! perchè la bellezza ha un segreto: è bella.

Se le dai l’occasione conquisterà chiunque. Magari uno pensa che Bergman sia pesante poi se lo vede resta così.

Io ci sto ma voglio Begman in lingua originale svedese, al massimo concedo i sottotitoli.

Ma Bergman è facile. E i capolavori del cinema muto? Ėjzenštejn, Griffith, il Napoleon di Abel Gance?

Bella idea.

Però lo schermetto del cineforum no eh? Basta. La bellezza non si può rimpicciolire. Dobbiamo fare costruire uno schermo grande, grandissimo, lo schermo più grande del mondo.

Bello , mi piace ma chi paga?

Guarda che i soldi salteranno fuori perché la piazza sarà sempre piena. Se abitui la persona alla bellezza il giorno in cui farai la Corazzata Potëmkin in  versione originale ci sarà l’assalto. Verranno a migliaia e occuperanno tutti i posti. Ragazzi, mi gioco una bottiglia che ci sarà anche la gente che si porterà le sedie da casa  per un film belga muto del 1919.

E sarà pieno così di stranieri.

L’Emilia-Romagna, roccaforte del cinema

‘Nel 1994 Accorsi ha lavorato in una serie di spot pubblicitari per il gelato Maxibon; la battuta in inglese maccheronico «Du gust is megl che uan» diventò un tormentone ed è entrato nell’immaginario collettivo

Come si fa a non pensare che questo sia un semplice delirio da osteria. E invece siamo qua. Nella piazza che qualcuno una volta ha definito la roccaforte del cinema.

 Noi siamo abituati a vederla, non ci ricordiamo più di quanto somigli a una fantasia, a un delirio, a un’utopia improbabile.

Io mi sono chiesto tante volte come mai in Emilia Romagna siano nati tanti maestri del cinema: Fellini, Bertolucci , Antonioni, Pasolini, Bellocchio . Ma anche autori come Zavattini, Guareschi, Tonino Guerra e tanti altri.

E perché tanti talenti visionari in questa terra?

Non lo so. Però qualcuno dice che ha a che vedere con la nebbia. Quando non si vede niente è più facile immaginare. La nebbia attenua i contorni delle cose, le rende meno distinguibili, intravedi qualcosa ma non tutto, il resto lo devi completare con la fantasia. E piano piano la fantasia non è più qualcosa di estraneo. Diventa uno strumento necessario per completare la realtà.

Impariamo la fantasia sin da piccoli, quando per capire che numero abbia l’autobus in mezzo al nebbione devi proprio fare un grande sforzo di immaginazione. Solo che qua da noi la fantasia sappiamo farla diventare realtà, come quei ragazzi che abbiamo immaginato prima in osteria.

Questa terra sa pensare piccole utopie e poi renderle reali.

Ragazzi perché non facciamo la macchina più desiderata al mondo. Ma si dai facciamola.

Oppure, abbiamo un mare come un cappuccino. Perché non ci portiamo turisti da tutta Europa? Ma dai che bella idea.

Il cinema: un’utopia che diventa realtà

Al termine del suo intervento in Piazza Maggiore, Stefano Accorsi ha ringraziato tutti i cinefili presenti: “Grazie, grazie di essere qua. E siateci sempre”

Pensare piccole utopie e farle diventare vere è la stessa cosa che fa il cinema. Inventa cose che per due ore ti sembrano più vere della vita reale. Nella vita reale ogni tanto di distrai, la mente si perde nei pensieri. Davanti ad un film che ti prende non pensi a nulla.

Esiste solo il film.

Noi stasera siamo qui, in questa piazza del cinema, che in qualche modo è fatta della stessa sostanza dei sogn,  è una piccola utopia che diventa vera con qualche mascherina e distanza  in più  ma siamo qui.

E se ogni anno  è bello vedere una piazza così , quest’anno è più bello del solito.

Grazie, grazie di essere qua.

E siateci sempre.

Credits foto: Cineteca di Bologna @https://www.facebook.com/CinetecaBologna/

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